I cieli siriani sono stati un’ottima vetrina per i Sukhoi Su-35S, tanto che i caccia russi hanno conquistato i vertici militari di molti Paesi. Così i «Terminator» di Vladimir Putin si sono ritagliati un posto di rilievo nell’industria militare globale e anche al Singapore Airshow, che si è chiuso la scorsa settimana, diversi Stati hanno manifestato il loro interesse verso l’aereo militare utilizzato dall’Aeronautica russa comandata da Viktor Bondarev.

Stando alle notizie rilanciate dall’agenzia Tass, la compagnia aeronautica moscovita avrebbe nel portafoglio diversi ordinativi e accordi per decollare sui mercati di Cina, Sudest Asiatico, Medio Oriente e Africa del Nord.

Il 2016, secondo una fonte della Tass, dovrebbe essere l’anno in cui gli Su-35S saranno consegnati a Pechino: in totale 24 caccia equipaggiati di tutto punto per un valore non inferiore ai 2 miliardi di dollari (circa 1,8 miliardi di euro). La Cina di Xi Jinping sarà così la prima forza militare internazionale ad avere in dotazione gli Su-35S attualmente in uso dall’Aeronautica militare russa. Dalla Cina all’India di Narendra Modi, che dopo diversi contatti con Putin potrebbe acquistare 40 esemplari di Su-30Mki, un caccia sviluppato con l’aeronautica militare indiana e assemblato in India. In Nord Africa, invece, la Sukhoi dovrebbe consegnare una quarantina di cacciabombardieri Su-34 ma il contratto deve ancora essere definito. A maggio, sempre secondo la Tass, la Russia dovrebbe raggiungere un accordo con l’Indonesia per una fornitura di Su-35S in grado di sostituire, come ha spiegato il ministro della difesa Ryamizard Ryacudu all’agenzia Antara, gli obsoleti caccia statunitensi F-5E/F. C’è poi il capitolo Iran: Mosca e Teheran, che già collaborano sul fronte militare, stanno lavorando per un accordo importante; il ministro della difesa iraniano Hossein Dehgham ha confermato che il suo Paese firmerà un contratto per avere i caccia S-30 e che questi potrebbero essere assemblati in Iran.

Intanto, anche grazie alla Sukhoi, l’industria militare russa sta vivendo un momento positivo. Rosobornexport, l’agenzia statale che si occupa di intermediazione nell’import-export degli armamenti, ha reso noto di aver un portafoglio ordini di 20 miliardi di euro per quanto riguarda i velivoli. «I clienti stranieri, compresi quelli in Medio Oriente e Nord Africa, hanno mostrato un interesse crescente verso gli aerei da guerra russi», ha detto Sergey Kornev, capo dipartimento export di Rosobornexport. «L’aumento della domanda è stato facilitato dalla convenienza economica dei modelli russi, dalla reputazione della Russia come partner affidabile e dalla cooperazione tecnica e militare stretta con i vari Paesi».

Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi

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