Fatti, numeri, rischi e speculazioni sulla diffusione del virus zika nel mondo

Il virus Zika è stato dichiarato ieri dall’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) una “minaccia per la salute pubblica a livello mondiale”. Il direttore dell’organizzazione, Margaret Chan (nella foto), ha spiegato a Ginevra che il Comitato di emergenza dell’istituzione è giunto alla conclusione che l’aumento di casi di microcefalia nei Paesi toccati dall’epidemia e la veloce diffusione dell’agente richiedono misure straordinarie. Chan ha detto che “esiste un rapporto sempre più evidente, anche se non è stato confermato scientificamente, tra il virus trasmesso dalla zanzara ‘aedes aegypti’ e il preoccupante aumento di casi di microcefalia e di malformazioni dei feti”.

COSA SUCCEDE NEGLI USA

Negli Stati Uniti primo caso di contagio avvenuto attraverso un rapporto sessuale. La notizia arriva dalle autorità sanitarie del Texas, il Dallas County Health and Human Services Department ha fatto sapere di aver accertato il primo caso di un paziente contagiato dal virus Zika non attraverso la puntura di zanzara ma con per trasmissione sessuale. In particolare gli esperti spiegano che una persona sarebbe rimasta contagiata dopo un rapporto con una persona infettata dal virus e rientrata dal Venezuela, uno dei paesi più colpiti dal virus. In verità già nel 2013 durante un’epidemia di zika nella Polinesia francese il virus era stato isolato nello sperma di un paziente e già all’epoca si era ipotizzata una potenziale trasmissione sessuale del virus. Quello degli Stati Uniti sarebbe dunque il secondo caso registrato dalle autorità sanitarie.

NON È UN’EMERGENZA SANITARIA

Sulle persone contagiate, cioè, le persone punte da una zanzara portatrice del virus, soltanto una su cinque sviluppa la malattia. L’80% dei contagiati non si rende conto di essere stato infettato perché non ha sintomi. Nei casi peggiori, invece, la patologia si manifesta dopo un periodo d’incubazione compreso fra i 3 e i 12 giorni. I sintomi durano tra i 2 e i 7 giorni e sono costituiti principalmente da febbre alta (non più di 38,5 gradi Celsius), dolori articolari, mal di testa, congiuntivite e macchie rosse. L’obiettivo dell’annuncio dell’Oms è quello di spingere la comunità internazionale a intraprendere misure preventive. Secondo l’organizzazione il virus Zika “non è grave, ma gli effetti sulle donne incinte possono costituire una minaccia a livello mondiale che bisogna prevenire”. L’agente può provocare la sindrome di Guillain-Barré, un’alterazione neurologica autoimmune che si manifesta con debolezza muscolare e paralisi temporanea. Nonostante il decreto di emergenza sanitaria internazionale, l’Oms non ha stabilito restrizioni ai viaggi o al commercio da e verso le regioni colpite da Zika. Ha però consigliato che le autorità preposte informino le persone che intendano recarsi in zone a rischio su cosa fare per evitare il contagio.

ALLARMISMI PRECEDENTI 

Questo allarme lanciato dall’Oms è il quarto da quando è entrato in vigore nel 2007 il Regolamento Sanitario Internazionale. Eugenia Torgnotti, professoressa di Storie delle malattie all’Università di Sassari, ricordava sulla Stampa che “la prima volta è stata nel 2009 per l’Influenza suina, subito ribattezzata Influenza A H1N1. La seconda nel maggio 2014, quando si è riaffacciata l’emergenza polio, minacciando il poderoso sforzo di eradicazione portato avanti fino allora. La terza, e ultima, è dell’agosto 2014 quando sembrava che la spaventosa epidemia di Ebola in Africa Occidentale fosse fuori controllo e minacciasse il mondo intero”.

Nel caso dell’epidemia di Influenza A, quando l’allarme è rientrato nel 2009 “c’era stata un’onesta ammissione delle carenze nella gestione della pandemia e degli errori nel comunicare le incertezze riguardanti il nuovo virus: insomma l’allarme sull’influenza A H1N1 era stato esagerato”, scrive Torgnotti. “Avere annunciato una pandemia – spiegava ancora la docente – era stato uno sbaglio e aveva generato confusione. Le critiche – talora molto aspre – dei maggiori esperti d’influenza si erano appuntate sulle strategie informative, non chiare nel trasmettere le mancate certezze sul virus. Cosa che era stata interpretata da alcuni osservatori particolarmente critici come una mancanza di trasparenza (e addirittura un favore alle case farmaceutiche produttrici di vaccini)”.

CIFRE E RISCHI REALI

Il virus Zika non è comunque da sottovalutare. Conoscere le cifre reali delle persone malate è però molto difficile, perché molte volte chi presenta i sintomi non si reca presso istituzioni sanitarie o semplicemente non si rende conto della malattia – che può sembrare una semplice influenza – e questo ne favorisce le conseguenze. Claudio Maierovitch, rappresentante brasiliano nell’Oms, ha detto alla Bbc che in Brasile ci sono circa 1,5 milioni di casi, mentre in America latina si calcola che ce ne saranno circa quattro milioni nel 2016. I casi di neonati affetti di microcefalia in Brasile, associati a Zika, sono oggi 4.180. Si calcola che solo a Recife, stato del nord est del Brasile, l’86% dei casi di microcefalia sia stato provocato dal virus. Il quotidiano Folha de São Paulo ha informato di un boom di aborti illegali preventivi nel Paese, anche quando non è ancora stata confermata nella gestante la presenza del virus.

Il rischio Zika è presente anche in Europa. In Italia si sono registrati quattro casi, tutti in uomini che rientravano dal Brasile; tre in Gran Bretagna e due casi in Spagna. La possibilità di un’epidemia nel Vecchio continente dipenderà, per gli esperti, dall’adattamento del virus sulla zanzara “aedes albonicus”.

VERSO LE OLIMPIADI A RIO DE JANEIRO

Zika è stato scoperto in Uganda nel 1947. Allora colpiva soltanto le scimmie della foresta, fino a quando la zanzara che lo trasmette punse anche esseri umani. Ma com’è arrivato il virus in Brasile? Per Paolo Zanotto, dell’Università di Sao Paolo, potrebbe essere giunto con l’arrivo di migliaia di persone durante i Mondiali di calcio del 2014. Uno studio dell’Istituto di Medicina Tropicale di San Paolo, che confronta i casi di microcefalia registrati prima e dopo l’evento, formula la stessa ipotesi. Altri analisti sostengono invece che la diffusione di Zika coincida con l’arrivo di persone infette durante il campionato mondiale di canottaggio Va’a World Sprint, con partecipanti che giungevano della Polinesia francese e altre regioni del Pacifico come Nuova Caledonia o Isole Cook. Altri ancora sospettano invece della folla accorsa per la visita di Papa Francesco in Brasile nel 2013. Tutti motivi che, comunque, mettono in allerta le autorità brasiliane in vista dei Giochi olimpici del 2016 a Rio de Janeiro.

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