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Zika, ecco perché il virus non si diffonderà (per ora) in Europa

È molto probabile che il virus Zika non si diffonda in Europa. Almeno per il momento. Attualmente sono pochi i casi registrati: quattro in Italia, tre nel Regno Unito, due in Spagna, uno in Germania, sei nei Paesi Bassi e uno in Finlandia. Tutti di persone rientrate da viaggi nelle principali zone colpite dall’epidemia. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha spiegato che, perché l’agente si sparga, è necessario che un individuo portatore del virus si trovi vicino ad una colonia attiva di zanzare “aedes albonicus” o “zanzare tigre”. Uno scenario poco probabile, nel Vecchio continente, in questo periodo di clima invernale.

IL VIRUS ZIKA IN EUROPA

In un rapporto pubblicato il 21 gennaio del 2016, l’Ecdc ha consigliato comunque l’identificazione immediata dei casi per prevenirne la trasmissione. “Il rischio attuale – si legge nel documento – è estremamente basso. Durante i mesi invernali non si registrano attività nelle colonie delle zanzare tigre. Per questo, nonostante un turista torni in Europa con il virus, non troverà insetti attivi che potrebbero trasmetterlo ad un altro individuo”. Per la trasmissione del virus è indispensabile la presenza di un vettore specifico. Il rischio, si avverte, non è comunque da sottovalutare, visti gli sbalzi di temperatura registrati durante questo particolare inverno europeo.

I TIMORI DELL’OMS

L’Organizzazione Mondiale della Salute (Oms) ha dichiarato lunedì che Zika è una “minaccia per la salute pubblica a livello mondiale” e negli Stati Uniti sembra esserci stato un primo caso di contagio avvenuto attraverso un rapporto sessuale di cui ha dato notizia un’autorità sanitaria del Texas, il Dallas County Health and Human Services Department. Già nel 2013, durante un’epidemia di Zika nella Polinesia francese, il virus era stato isolato nello sperma di un paziente e da allora si era ipotizzata una potenziale trasmissione sessuale del virus.

grafico zika

L’ARRIVO DELLA PRIMAVERA

L’origine di Zika è stata identificata in Uganda negli anni ‘40. Per la sua proliferazione è sufficiente la presenza dei due vettori: la zanzara tigre o la zanzara “aedes aegypti”.  La zanzara tigre è presente in molti Paesi europei, soprattutto nel bacino del Mediterraneo. L’Ecdc spiega che nel 1995 questa zanzara si trovava soltanto in Italia e Albania, ma dal 2005 in poi è arrivata in Spagna, Grecia, Montenegro, Croazia, Francia, Turchia, Bulgaria, Austria, Germania, Paesi Bassi, Macedonia e Svizzera.  Secondo l’Oms “dove ci sono queste zanzare ci sarà Zika”.

Le colonie di zanzara tigre saranno attive in primavera, pronte a trasmettere il virus. L’Ecdc insiste nel dire che c’è bisogno di “migliorare la sorveglianza e l’identificazione dei casi, rafforzando anche la capacità dei laboratori di confermare la presenza del virus. Se i casi di zika in Europa sono isolati, la reazione a catena sarà fermata per tempo”.

LA LEZIONE DI EBOLA

Secondo Roberta Villa, medico e giornalista scientifico, l’Oms si è trovata davanti alla scelta di temporeggiare in attesa di conferme scientifiche prima di lanciare l’allarme Zika, o agire in anticipo per prevenire e contenere eventuali conseguenze. In un articolo pubblicato sul sito Scienza in rete, Villa ricorda che è ancora fresca la lezione dell’epidemia di ebola in Africa occidentale: “Il ritardo dell’intervento internazionale costò la vita a migliaia di persone ed ebbe un impatto terribile sull’economia e la società dei Paesi colpiti. Sia la scelta di intervenire, in un caso, sia quella di attendere, nell’altro, furono considerate gravi errori che minarono la reputazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e la fiducia del pubblico nelle istituzioni sanitarie”.

ATTENZIONE ALLE COMUNICAZIONI

Dichiarare Zika una “minaccia per la salute pubblica a livello mondiale”  potrebbe però provocare gravi conseguenze economiche ai Paesi caraibici, che fondano il loro Pil sul turismo. “Come ha messo in luce il progetto Tell Me sulla comunicazione in caso di epidemie – spiega Villa quando queste sono ‘esotiche’, il rischio di stigma e discriminazione per chi ha origine dalle aree colpite o ne è in qualche modo legato è sempre in agguato… come sottolinea il progetto Asset, che mira a sensibilizzare tutte le parti in causa sulle implicazioni sociali delle epidemie stesse, l’epidemia di Zika colpisce in particolare il genere femminile, e la gravidanza, aspetti, questi, troppo spesso trascurati nella ricerca sulle malattie infettivologica”. La prevenzione, quindi, non è solo su un piano sanitario, ma anche su quello della comunicazione.

PESCI CONTRO ZIKA

C’è chi, però, si è impegnato nella ricerca di soluzioni poco convenzionali e ha ottenuto buoni risultati. Le autorità della comunità di San Diego Playa, un piccolo villaggio di El Salvador, hanno sviluppato un progetto alternativo per combattere Zika. L’iniziativa – partita quattro anni fa per combattere l’epidemia della dengue, trasmessa dalla stessa zanzara tigre – consiste nel consegnare “pesci zambo” alle famiglie costrette a bere acqua stagnante. Questi animali si nutrono delle larve da cui nascono le zanzare. In questo modo il loro ciclo di riproduzione viene fermato. Il governo di El Salvador sta cercando di replicare l’iniziativa a livello nazionale. Resta valido il principio: dove non ci sono zanzare, non c’è Zika.

Ecco la storia del progetto di San Diego Playa in un video realizzato da Al Jazeera

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=KhaLuyiJVN4[/youtube]

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