La Commissione Ue potrebbe lanciare proposte legislative per ammorbidire le regole sugli importi massimi distribuibili (Mda) dalle banche su dividendi, cedole e bonus. Bruxelles sta valutando di dividere in due parti i requisiti di secondo pilastro (come quelli Srep della Bce): da un lato ci sarebbero i «requisiti di capitale di secondo pilastro» in senso proprio (individuali per banca, da aggiungere ai minimi di primo pilastro uguali per tutti gli istituti), dall’altro ci sarebbe invece una «capital guidance» basata su rischi ipotetici come quelli che emergono negli stress test (per cui basterebbe un capital plan). Oggi entrambe le tipologie di rischio sono incluse nei requisiti Srep e concorrono nel conteggio delle soglie Mda.

Di conseguenza le banche devono rispettare requisiti di primo e secondo pilastro più buffer, prima di poter distribuire dividendi, cedole sui titoli Additional Tier 1 (AT1) e bonus. In futuro invece potrebbe essere conteggiata per la normativa Mda (maximum distributable amount) solo la parte relativa ai rischi certi (i «requisiti di capitale di secondo pilastro»), e non più quella relativa ai rischi ipotetici («capital guidance»). Così per gli istituti sarebbe più semplice superare le soglie (combined buffer requirement) e per gli investitori ci sarebbero meno timori sul pagamento delle cedole. La «capital guidance» non sarebbe un requisito di capitale formale, ma solo un’indicazione sul patrimonio che la banca dovrebbe avere per affrontare anche rischi ipotetici (che però non sarebbero più inclusi nei requisiti di capitale veri e propri). Le possibili novità regolamentari sono descritte in una nota interna dalla Commissione, consultata da MF-Milano Finanza, che non costituisce un documento ufficiale Ue ma ha l’obiettivo di porre le basi per un chiarimento formale della materia anche attraverso future proposte legislative, se saranno ritenute appropriate. Ci sono altre due rilevanti indicazioni nel documento interno di Bruxelles: i requisiti Srep dovrebbero essere imposti attraverso un atto amministrativo pienamente motivato e impugnabile (le banche quindi potrebbero opporsi alla decisione Srep dei supervisori) e, in aggiunta, i requisiti individuali dovrebbero essere soggetti a pubblica trasparenza, soprattutto se gli strumenti di capitale della banca sono scambiati su mercati regolamentati o Mtf.

La portata della nota della Commissione è stata evidenziata da Mario Draghi al termine dell’ultimo consiglio direttivo Bce: «Prima di chiudere la conferenza stampa c’è una cosa che ritengo piuttosto importante e che voglio menzionare», ha detto. «Voglio puntare l’attenzione su una comunicazione della Commissione che chiarisce la natura dei requisiti di secondo pilastro e apre la strada per un chiarimento dei supervisori sulle misure che determinano la cosiddetta Mda». In realtà la Commissione, contattata, ha precisato che non si tratta di una comunicazione ma di un documento interno non pubblico, rivolto al gruppo di esperti sul settore bancario. Il commissario Ue Jonathan Hill ha detto il 10 marzo al Parlamento Ue che la Commissione ha iniziato una «riflessione» su Mda e requisiti di secondo pilastro, anche in seguito alle osservazioni contenute nel rapporto sull’Unione Bancaria dell’eurodeputato Roberto Gualtieri. «La risoluzione del Parlamento critica l’approccio del Single supervisory mechanism e invita le autorità di vigilanza a considerare la flessibilità consentita dalla normativa vigente per evitare soluzioni che siano troppo rigide e che possano influenzare negativamente, come è avvenuto, il mercato obbligazionario AT1», ha detto nell’occasione Gualtieri. La relazione del Parlamento ha chiesto un chiarimento giuridico del Mda e della funzione del secondo pilastro. «Auspico che ora il Ssm modifichi rapidamente la decisione Mda, un errore che ha creato grave instabilità sui mercati», ha concluso Gualtieri.

A gennaio la Bce ha accolto l’opinione restrittiva dell’Eba secondo cui i requisiti Srep concorrono integralmente alle soglie Mda. Tuttavia nei giorni scorsi anche la Bce ha chiesto più flessibilità, soprattutto dopo l’esperienza del caso Deutsche Bank : i timori sul pagamento delle cedole da parte della banca tedesca hanno avuto conseguenze su tutto il mercato. Esponenti della Bce hanno chiesto modifiche alla direttiva Crd4, in modo che i supervisori non siano vincolati al blocco automatico delle cedole, anche in caso di piccole violazioni delle soglie Mda dovute per esempio a una perdita a fine anno (come quella registrata da Deutsche Bank , che pure è rimasta quest’anno al di sopra dei livelli richiesti). Ora però occorre vedere se la Bce cambierà il proprio orientamento e se la Commissione varerà modifiche alla direttiva sui requisiti di capitale, che oggi lascia margini di interpretazione. Negli ultimi mesi gli investitori si sono allontanati dal mercato dei bond At1 (noti anche come contingent convertibles o CoCo). Secondo Fitch, il volume di emissioni del quarto trimestre 2015 in Europa è stato la metà di quello dello stesso periodo dell’anno prima (16 miliardi contro 32). Nei primi mesi del 2016 il livello non ha superato i 5 miliardi di dollari.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Pubblicato su MF/Milano Finanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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