L'articolo di Antonino D'Anna

Tre anni di prova (ad experimentum, nel linguaggio canonico), poi vedremo. Ma non c’è trasparenza all’esterno. Le nuove norme sperimentali approvate da Papa Francesco il 4 marzo scorso sostituiscono quelle varate da Giovanni Paolo II il 20 agosto 1983 a proposito di costi e spese per le cause di beatificazione e canonizzazione. Il Rescritto promulgato il 4 marzo scorso da Jorge Mario Bergoglio stabilisce che la Sede apostolica vigilerà «perché gli onorari e le spese siano contenuti e tali da non ostacolarne il proseguimento».

Non siamo alla gratuità del procedimento (come non c’è stata in tema di nullità matrimoniale), che a proposito di soldi resta senza alcuna trasparenza verso l’esterno. Nessuno potrà essere pubblicamente informato sui costi sostenuti per la beatificazione o canonizzazione di questo o quel candidato alla santità, per capirci; in compenso l’Attore (chi propone la causa), quando avvierà la causa già in fase diocesana, dovrà costituire un apposito fondo beni per le spese. Sarà «fondo di Causa pia» e non si potrà utilizzare per altri scopi, dal momento che l’Amministratore dovrà rispettare scrupolosamente l’intenzione degli offerenti e tenere una contabilità aggiornata.

Chi può sapere dei costi? L’attore, che entro il 30 settembre di ogni anno riceverà il bilancio preventivo, mentre il consuntivo arriverà entro il 31 marzo perché sia approvato (a vigilare sul bilancio sarà il vescovo diocesano, con Roma come alta autorità di vigilanza). E il postulatore della causa, quello che rappresenta l’attore nei vari gradi del procedimento. È infatti successo in alcuni casi che, postulatori subentrati nella gestione di cause, non abbiano trovato alcuna informazione sui conti della causa. Per evitare che si ci siano utilizzi poco puliti del denaro, «anche solo una parte dei beni per scopi diversi dalla Causa», l’attore dev’essere autorizzato dalla Congregazione delle Cause dei Santi. Quello che residua alla fine viene utilizzato secondo quanto decide la Congregazione tenendo presenti le richieste d’utilizzo da parte dell’attore.

A proposito della Congregazione delle Cause dei Santi, la «fabbrica dei Santi» come veniva chiamata al tempo di Giovanni Paolo II, vigila sui bilanci e sulle spese con un potere d’ispezione molto largo che permette a Roma di chiedere qualsiasi informazione finanziaria e documentazione a supporto a postulatore, attore e amministratore; verifica tutti i bilanci, e controlla in fase romana onorari e ogni altra spesa in base a quanto stabilito dalla medesima Congregazione (§12, c). E le istruzioni impartite all’amministratore da Roma (§13) devono essere adempiute fedelmente, pena sanzioni disciplinari (§14). La Congregazione può erogare sussidi per le cause in fase romana che siano rimaste senza soldi. Al momento sono giacenti 3.000 procedimenti circa: fate i vostri conti.

A Roma si paga in quattro tempi quando si deve riconoscere il martirio o l’eroicità delle virtù o del dottorato (cioè la fase introduttiva a Roma della causa di beatificazione), in tre tempi quando bisogna riconoscere il presunto miracolo (quella che viene dopo per ottenere la beatificazione o, nel caso di nuovo miracolo dopo la beatificazione, la canonizzazione). Attenzione: i contributi non coprono i costi di stampa della Positio, cioè la sintesi della documentazione che prova l’esercizio eroico delle virtù del futuro Beato. Parliamo di volumi che in alcuni casi possono superare il migliaio di pagine. Aspettiamo di sapere quanto costeranno ora le cause «calmierate», tra le prime preoccupazioni di Bergoglio appena eletto Papa, non foss’altro che – a dispetto di quanto dice il Vaticano, che parla di cause dal costo medio di 14.000 euro, la causa – ad esempio – di padre Michael McGivney (fonte: Avarizia di Emiliano Fittipaldi), il fondatore dei potentissimi Cavalieri di Colombo che fino a qualche anno fa avevano un loro membro, Carl Anderson, nel board dello Ior, hanno già speso 233.000 euro alla data d’uscita del volume di Fittipaldi. E secondo Gianluigi Nuzzi e il suo Via Crucis, i costi vanno da una media di 500.000 euro fino a punte di 750.000. Chissà che cosa ne pensa Francesco.

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