Ciak ciak, fa la pioggerella. Ciak ciak, le automobili sulle pozzanghere. Un rumore metallico, sordo, si fa vibrazione e cresce. I vetri iniziano a muoversi e ne seguono il ritmo.
C’è rumore, poca luce. Aurora è rimasta a letto: troppe nubi, troppo vento. Ha il termometro in bocca e si misura la febbre.

Ciak ciak, fa la pioggerella. Smack, smack, due bacetti della mamma ai bimbi che si allontanano di là del portone della scuola.
Due enormi camion, parcheggiati uno in fila all’altro, hanno livree di stelle. Finestrelle, scalette. Tutt’intorno è un vociare, correre. Un affrettarsi di sartine, parrucchiere e attrezzisti.
Un bimbo che ha marinato la scuola, sporge la testa dentro uno di questi. I suoi occhi si riempiono di trucchi. Toh, un armadio di paillettes, uh quante scarpe lucide!

Ciak ciak fa la pioggerella. D’un tratto: – Drin! drin! – Risuona lungo la via. Il bimbo, allora, lesto s’infila in un pastrano che lo fa tutto nero e dentro due di quelle scarpe luccicanti e… Tac! Ecco, la magia: ciak ciak si gira.

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