L'approfondimento di Paolo Martini

A giorni la commissione industria del Senato – che da mesi sta lavorando al disegno di legge sulla concorrenza – si occuperà di un pacchetto di emendamenti relativi all’articolo 50, che afferma che non vale ogni patto con il quale un albergo “si obbliga a non praticare alla clientela finale, con qualsiasi modalità e qualsiasi strumento” prezzi più bassi di quelli “praticati dalla stessa impresa per il tramite di soggetti terzi”.

L’ARTICOLO DELLA DISCORDIA

Questo articolo è stato inserito nel disegno di legge nel suo passaggio alla Camera ed ha fatto la gioia di Federalberghi, associazione che raggruppa gran parte degli alberghi italiani, presieduta da un senatore di Forza Italia, che tra l’altro fa parte della Commissione industria: Giorgio Bernabò Bocca. La norma ha come obiettivo principale le OTA, ovvero le agenzie di viaggi online come Expedia o Booking che in Internet offrono stanze d’albergo.

COME OPERANO LE OTA DOPO L’ANTITRUST

Il modello di business di una OTA è questo: inserisce l’albergo in una piattaforma, traduce in molte lingue i servizi che offre, spende in pubblicità, gli dà visibilità. In cambio chiede all’albergo una commissione su ogni stanza venduta. Fino a qualche tempo fa chiedeva anche una clausola di parità tariffaria totale, vincolando l’albergo a non vendere altrove a prezzo più basso le stanze che offriva attraverso la piattaforma. Poi, dopo un intervento dell’Autorità per la concorrenza, le cose sono cambiate e l’unica clausola rimasta è quella sull’online. In pratica l’albergo può vendere a meno la sua stanza se lo fa al cliente che si rivolge all’albergo via telefono o via mail o a quello che entra e chiede se c’è una stanza  nonché al cliente che è parte di un programma di fedeltà. Non può farlo dal proprio sito.

CHE COSA DICE MONOD

Le OTA hanno accettato di rinunciare a tutte le altre clausole ma non a questa per una elementare ragione di sostenibilità del modello di business, come spiega Jean Philippe Monod, vicepresidente di ETTSA, European Technology and Travel Service Association, associazione che raggruppa molte OTA (non Booking.com): “La clausola di parità tariffaria è innanzitutto una clausola di non discriminazione per il consumatore: noi diamo al cliente cinese o russo o brasiliano che voglia prenotare un albergo nelle Marche la possibilità di scegliere il suo albergo ad Ascoli Piceno, nella sua lingua, con la possibilità di comparare le offerte e vedere altri alberghi vicino a quello o individuare i monumenti o i luoghi di interesse che intende visitare. Per fare questo spendiamo molti soldi, senza avere la certezza che poi prenoterà davvero. L’albergo ci paga la commissione quando la prenotazione arriva davvero”. E si tratta di un mercato molto competitivo, con molti nuovi operatori che entrano. Non a caso le commissioni tendono a calare, dicono ad ETTSA.

GLI AUSPICI DELLE AGENZIE ON LINE

“Guardiamo alla questione con una prospettiva più ampia”, dice Monod. Invece che a come colpire le OTA “preoccupiamoci di avere un migliore tasso di occupazione degli alberghi italiani, per esempio. Occorre pensare agli interessi del consumatore, degli alberghi, delle OTA, perché questo è un mercato a molti versanti. Noi investiamo nei rapporti con gli hotel, con le autorità turistiche regionali, in campagne pubblicitarie mirate legate ad eventi e monumenti italiani, per esempio. Diamo molti soldi in pubblicità a Google che intanto, insieme a Tripadvisor, sta diventando nostro competitore”.

L’AUDIZIONE IN SENATO

Aggiunge Riccardo Croce, partner dello studio King & Wood Mallesons LLP, intervenuto in Commissione industria quando ETTSA è stata audita: “Questo è un mercato in continua evoluzione e qualsiasi idea di legislazione ex ante è illusoria e sbagliata. Una norma come quella contenuta nell’articolo 50 è un colpo di spugna su anni di analisi econometriche, di studi, di investimenti, un colpo di spugna alle valutazioni di una Autorità come quella italiana per la concorrenza e il mercato che aveva fornito una soluzione bilanciata. Se il Parlamento confermerà questa norma creerà un precedente e quasi sicuramente la legge sarà impugnata dalla Commissione europea”.

FRA ROMA E BRUXELLES

Croce e Monod hanno già illustrato il contrasto dell’articolo 50 con l’ordinamento europeo in una audizione al Senato. Sicuramente le Federalberghi si è mossa con grande anticipo, per tentare di condizionare il procedimento legislativo in Parlamento. “Io sono stato chiamato quando la Camera ha votato l’articolo 50 mentre Federalberghi ci lavora da anni”, ci dice Croce. E poi non esiste in Italia una associazione dei piccoli alberghi che potrebbe testimoniare quanto il loro fatturato è cresciuto anche per la presenza delle OTA. “Ci auguriamo davvero che il Senato comprenda che questa può essere una partita win-win, una cosa di cui beneficiano tutti, che capisca che il vero tema è far crescere il turismo in Italia, perché se la torta è più grande è meglio per tutti”, conclude Monod.

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