No, non lasciatevi ingannare dal titolo. Non è il solito pamphlet scritto da qualche arruffapopolo magari a caccia di una candidatura.
Il Grande Imbroglio. Come le banche si prendono i nostri risparmi , è una riflessione sul sistema bancario italiano a firma di Stefano Righi, giornalista del Corriere della Sera, abituato a documentarsi prima di intingere la penna nell’inchiostro (o nel veleno). In questo caso è stato fatto un gran lavoro di spulciatura dei verbali della Banca d’Italia e delle assemblee dei soci delle varie banche citate.

Il libro è una cavalcata lungo il 2015, l’annus horribilis delle banche italiane e dei risparmiatori ridotti sul lastrico, soprattutto dei piccoli istituti territoriali.
Infatti il libro si apre con un grido di disperazione urlato in dialetto veneto “Deme indrìo i me schei!”. Serve traduzione? Siamo sicuri di no.
Le urla risuonano nella filiale di Borgo Treviso di Veneto Banca a Castelfranco Veneto. È un meccanico di 35 anni che si rifiuta di credere che i suoi diecimila euro investiti in azioni si siano volatilizzati. Scavalca il bancone, arraffa poco più di settemila euro e fugge. Già pentito prima ancora di essere arrestato e condannato.

Vi viene da essere indulgenti con lui? In fin dei conti è un uomo disperato, mica un boss del narcotraffico.
Anche l’autore del libro lo capisce ovviamente, però mette in guardia il lettore dal non indulgere troppo. Cuore di pietra di Stefano Righi? No, riflessione ponderata e razionale sul fatto che anche i risparmiatori italiani debbano farsi una maggiore educazione finanziaria, in modo che siano in grado di comprendere la reale rischiosità dei titoli e prodotti nei quali investono, senza limitarsi a dare una delega in bianco all’impiegato della banca locale, magari amico fin dai tempi della scuola. Chi non si fiderebbe del suo vecchio compagno di banco? Sbagliato.

La ricerca Mc Graw Hill Financial et al. 2014 Standard & Poor Ratings Services Global Financial Literacy Survey, riportata ne Il Grande Imbroglio, descrive il livello di alfabetizzazione finanziaria nei vari paesi. L’autore ci ricorda che l’Italia è finita dietro Botswana, Madagascar, Togo e Kenya.
Non bastasse, il libro sottolinea che l’italiano è un risparmiatore virtuoso ma purtroppo senza memoria.
Quando deve investire il tesoretto faticosamente accumulato, pare dimenticarsi degli insegnamenti in materia: Cirio, Parmalat, bond argentini, Banca Popolare di Lodi solo per citarne alcuni.
Bene, perfetto, allora è tutta colpa del risparmiatore ingenuo e che si arrangi. Se pensate questo siete di nuovo sulla cattiva strada. Righi non fa sconti a nessuno e passa al setaccio alcune delle crisi bancarie più gravi, con particolare interesse verso gli istituti a vocazione territoriale. Perché?

Le pagine del libro ci distillano un consiglio utile. Quando la vostra banca non offre sufficienti garanzie sulla governance (in pratica chi controlla il controllore); i mandati del loro presidente durano oltremodo e l’istituto si richiama insistentemente ad una vocazione territoriale, meglio approfondire.

Occhio anche agli intrecci tra banca e politica, sempre pericolosi. Sembra infatti che le banche esercitino da sempre un’attrazione fatale sui partiti. Ma mentre la politica è l’arte del possibile, l’attività bancaria deve – o dovrebbe – essere invece governata secondo criteri oggettivi e numerici.

Non mancano altri suggerimenti utili su quali indicatori di solidità tenere d’occhio, ma per questo meglio leggersi il libro.

Stefano Righi (Padova, 1962) è giornalista e saggista. Lavora per il Corriere della Sera, trattando temi di economia e finanza. Ha pubblicato Reazione Chimica (Guerini, 2011), Dieci anni con l’euro in tasca – Intervista a Romano Prodi e Jacques Delors (Aliberti, 2011), Palloni bucati (GoWare, 2012) e La Città Illuminata con Andrea Colombo (Rizzoli, 2014).

Stefano Righi, Il Grande Imbroglio. Come le banche si prendono i nostri risparmi
Guerini e Associati
Pgg. 160, E. 12.50

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