Il commento di Andrea Goldstein, managing director di Nomisma, sulla odierna stima Istat dei Conti economici trimestrali, che conferma quella preliminare diffusa lo scorso 12 febbraio

L’economia italiana ha mostrato un progressivo indebolimento nel corso del 2015 e la congiuntura internazionale lascia presagire che anche l’anno in corso sarà caratterizzato da crescita modesta.

Nel 2015 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%, ben distante cioè dai livelli necessari per riportare velocemente il paese sui livelli di produzione, ricchezza e benessere di prima della Grande Recessione. In ogni caso quello che suscita più preoccupazione è la decelerazione della crescita che nel quarto trimestre del 2015 è stata di un modesto 0,1% rispetto al trimestre precedente (una volta corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato).

In termini tendenziali, si conferma il momento positivo dell’agricoltura (che certo pesa poco nel Pil, ma il cui valore aggiunto è aumentato dell’8,4%), mentre negli altri comparti è stata dell’1% nell’industria e dello 0,5% per i servizi. Attenzione, i dati di oggi non vanno confusi con quelli diffusi il primo marzo che, sulla base della metodologia applicata ai fini di Maastricht, accreditano il paese di una crescita dello 0,8% lo scorso anno.

La variazione acquisita per il 2016 è pari a +0,2% – la metà dell’effetto di carry-over che la Germania ha già messo in saccoccia. Per il momento il contributo della domanda estera netta rimane positivo, anche se di poco (0,1%), ma negli ultimi mesi si moltiplicano i segnali di un rallentamento globale. Anche i focolari d’incertezza geopolitica suscitano crescenti preoccupazione, dal Medio Oriente al Brexit, passando per il fronte meridionale dell’Eurozona.

Bando all’ottimismo di circostanza in chiave pre-elettorale, per l’Italia è il momento di intensificare il ritmo delle riforme strutturali, efficientare la spesa pubblica e riavviare gli investimenti pubblici e privati.

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