L’autostrada della Valdastico (A31), che al momento collega Badia Polesine, in provincia di Rovigo, con Piovene Rocchette, in provincia di Vicenza, attraversando la provincia di Padova, è un progetto che affonda le sue origini addirittura agli anni settanta, quando venne inaugurato il primo tratto di 36 km, la cosiddetta Valdastico Nord.

La costruzione del tratto tra Vicenza e Rovigo (Valdastico Sud), è stata invece approvata 30 anni dopo. Solo nel 2002 il Consiglio dei ministri e nel 2004 l’ANAS hanno dato infatti il definitivo via libera: nel corso degli ultimi 11 anni diversi tratti sono stati completati e aperti. L’ultimo ad agosto 2015. Ora, per completare il progetto iniziale, manca la costruzione dell’ultimo tratto a nord: quello che dovrebbe arrivare fino a Trento, attraversando appunto la Val d’Astico.

Le contestazioni hanno inizio con la realizzazione dei primi chilometri nel 1976. Emblematico fu un articolo del giornale La Stampa che definì l’infrastruttura come “l’autostrada più inutile d’Italia”, riportando in particolare le posizioni degli agricoltori che si videro espropriare i terreni. Da diversi anni, numerosi gruppi ambientalisti uniti nel comitato No Valdastico stanno cercando di impedire la costruzione del tratto finale dell’autostrada. Il comitato sostiene che i danni ambientali sarebbero troppo grandi se confrontati con i possibili benefici della costruzione dell’autostrada, i cui costi sono stimati in 2 miliardi di euro 49 milioni di €/km).

Ad inizio febbraio il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione del Veneto e Provincia Autonoma di Trento hanno condiviso a Roma il documento conclusivo del comitato paritetico appositamente costituito e riguardante il corridoio infrastrutturale di interconnessione del Trentino con il Veneto: dovrebbe di fatto saltare la tratta Valdastico Nord, di collegamento fra la A31 e la A22.

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