È partito il countdown per il referendum del 17 aprile sulle trivelle entro le 12 miglia marine. Il Comitato Sì Triv Ottimisti e Razionali, guidato da Gianfranco Borghini – di recente intervistato da Formiche.net – martedì 15 marzo ha tenuto una conferenza stampa. Trivellare danneggia l’ambiente? Il mercato ittico ne risente? Investire nelle trivelle significa disincentivare l’energia green? Quali sarebbero le conseguenze di una vittoria del Sì (quindi dei No Triv) al referendum?

Risposte, numeri e anche un acceso dibattito: ecco come è andata la conferenza stampa degli attivisti Sì Triv.

LA NASCITA DEL REFERENDUM

“Il referendum è stato promosso da alcune regioni che temono di perdere il loro potere decisionale: c’è in ballo il loro peso politico in riferimento allo Sblocca Italia”, ha detto il giornalista e moderatore dell’evento Stefano Cingolani, firma di Formiche.net e del Foglio. A settembre 2014 è stato approvato il decreto Sblocca Italia sulle grandi opere. Alcune norme contenute nella legge prevedevano limitazioni nel coinvolgimento delle regioni. Il presidente della Puglia Michele Emiliano (Pd), decise dunque di presentare un ricorso sollevando la questione di legittimità costituzionale: Emiliano riteneva che lo Sblocca Italia violasse gli articoli 117 e 118 della Costituzione sul riparto delle competenze tra Stato-Regioni. Nel gennaio del 2015, la Corte Costituzionale ha dato ragione al governatore della Puglia dichiarando incostituzionali alcune norme del decreto Sblocca Italia. Pochi giorni prima, la Consulta aveva dichiarato ammissibile il referendum sulle trivelle e sulla durata delle autorizzazioni a estrarre idrocarburi. In Puglia erano giorni di festa. “Sono orgoglioso di aver messo la mia firma su quel ricorso contro una legge sbagliata e autoritaria”, aveva dichiarato Michele Emiliano; “non si può mettere la museruola alle comunità locali, e alla democrazia”, aggiungeva l’ex presidente della Puglia, Nichi Vendola. Per questo Borghini in conferenza stampa ha dichiarato che “petrolio e trivelle non c’entrano nulla” e ha chiosato che “noi di Ottimisti e Razionali affronteremo, con le armi della ragione e del buon senso ma sempre con un sorriso sulle labbra, perché il referendum è uno strumento sbagliato”.

INQUINAMENTO AMBIENTALE

“Chiudere con le fonti fossili non è ancora possibile. L’energia che usiamo proviene all’80% da gas e petrolio. Gli obiettivi per il 2030 fissano il tetto al 70% – ha detto Borghini -. È vero, si può produrre elettricità con il sole. Ma ancora si rischia di rimanere senza energia perché non siamo autonomi”. E a chi, nel corso della conferenza stampa, affermava che continuando a spendere soldi sulle trivellazioni non si investe sull’energia verde, Borghini ha risposto: “Smettiamola con questa storia. I soldi per l’estrazione di petrolio sono di petrolieri, di società private, non dello Stato. È quest’ultimo che deve investire nel green. I soldi si questi due settori non sono in vasi comunicati”.

Sul possibile inquinamento che ricadrebbe sul mercato ittico, Rosa Filippini della direzione nazionale degli Amici della Terra ha affermato: “La pesca attorno alle piattaforme dell’Emilia Romagna coprono il 30% del pesce venduto nel ravennate. Ci sono controlli giornalieri da parte delle asl; se ci fosse stato anche solo il minimo inquinamento, si sarebbe chiuso tutto. Le trivelle non prevedono nessun scarico a mare. I detriti delle perforazioni vengono raccolti e inviati nei centri per lo smaltimento. Non c’è nessuna contaminazione con l’esterno”.

CHI C’ERA ALLA CONFERENZA STAMPA DEI Sì TRIV AL REFERENDUM DEL 17 APRILE. LE FOTO

AL VERDE

L’intervento di Filippini è stato uno tra i più duri. “Dagli anni ’70 ci sono stati 27 disastri petroliferi, tutti causati da petroliere – afferma Filippini – Ricordo il naufragio della Moby Prince del ’91 nel tratto di mare davanti a Genova che causò la perdita in mare di migliaia di tonnellate di petrolio. Invece nessuno di questi 27 incidenti sono stati causati dalle trivellazioni. L’effetto di una vittoria del Sì al referendum comporterebbe la chiusura delle piattaforme e quindi maggiori rischi ambientali dovuti al necessario aumento del traffico delle petroliere”. Il presidente di Amici per la terra, rispondendo a una giornalista che parlava di “disincentivi all’economia verde”, ha affermato: “Lei lo sa che vengono investiti 12 miliardi all’anno sull’energia rinnovabile? Sa quanti sono 12 miliardi? Ci si potrebbe ripianare il debito dello Stato. Per questo motivo, anche se il prezzo del petrolio va giù, le bollette dell’energia non diminuiscono. Vorrei essere disincentivata io allo stesso modo”.

DECOMMISSIONING 

Nel corso della conferenza è stato sollevato il punto relativo alla spesa da sostenere, in caso di vittoria del Sì (quindi dei No Triv), per lo smantellamento delle piattaforme. Ne è venuto fuori che, con alta probabilità, questi costi potrebbero ricadere sui contribuenti. Le società che coltivano idrocarburi, se dovessero chiudere i rubinetti prima del termine delle concessione rilasciate dallo Stato, aprendo un contenzioso, potrebbero rimandare a quest’ultimo gli oneri dello smantellamento. “Si parla di decine e decine di miliardi di euro, senza contare che per smaltire i rifiuti speciali che ne conseguiranno, poiché speciali, ci saranno ulteriori complicazioni”, ha sottolineato Antonio Pica, amministratore delegato di Irminio srl.

Citando lo storico Giulio Sapelli, Cingolani ha concluso dicendo: “Abbiamo bisogno di una nuova e più impetuosa rivoluzione tecnologica capitalistica e liberale”. Sapelli, nel suo libro Blog di una crisi 2004-2014 (goWare, 2014), continua così: “Dobbiamo soddisfare i problemi energetici senza distruggere l’ambiente? Ma allora abbiamo bisogno di centrali nucleari altrimenti rischiamo la deforestazione”.

IL CORSIVO DEL DIRETTORE DI FORMICHE.NET, MICHELE ARNESE

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