Dopo l’8 marzo, la Giornata internazionale, i 70anni dal primo voto alle donne. Guardiamo a oggi. Le diverse culture. L’assuefazione… Ma poi a un tratto una scintilla. Una scossa la avverto. È un dialogo.

Quando le donne arabe vengono picchiate. Quando chiedono di lavorare. Quando chiedono di andare in motorino o in bici.
Mi sembra di essere in un altro mondo. 我好像在另外个世界 (dice Elisa, Xulishan in cinese).
Dopo aver ascoltato Roumany.  “Anche a me, quando sono arrivato in Italia, sembrava di essere in un altro mondo”. 

انا عندما اتيت الى إيطاليا كأني في عالم اخر

Lui, egiziano, cristiano religiosissimo e lei, atea cinese. Oggi abbiamo approfondito la “donna araba” vista  dalla minoranza copto ortodossa, quella cioè che non porta il velo, ma dove per legge non potrà mai essere presidente; non deve lavorare dopo il matrimonio. Pensate che choc per la ragazza cinese emancipata, molto fashion, che mangia quasi sempre fuori casa,… comprendere il ruolo della donna araba (dove arabo non vuol neppure dire mussulmano).
Gli studenti dell’istituto, in alternanza scuola lavoro, si ritrovano a parlare di primavera, con un 17enne come loro, che due anni fa era in Egitto. Gli hanno chiesto: hai foto? “Devi fare foto quando sei dentro la Storia”.
“Non c’e’ tempo quando l’esercito ti picchia”.
Che dire? In una frase, ha unito in un meccanismo quasi letterario, emozioni private e storia pubblica.
Sono i nostri ragazzi. La realtà del secolo, fatto di nativi digitali e multiculturalismo.
Anche il tema del lavoro prende sfumature differenti, con loro, la domenica giorno di riposo dei cristiani, il sabato degli ebrei, il venerdì dei mussulmani.
Roumany è nato ad Assiut al sud dell’Egitto, poi è emigrato al nord, prima di arrivare due anni fa qui. In dialogo con Federica, Alessia, Bernadette, Elisa e Mauro.
Mauro del 1999 milanese doc chiede, insiste, e fa soffermare i compagni su questo passaggio “E’ arabo perchè parla arabo? Ma se una persona parla spagnolo non per questo è cittadino spagnolo”.
Ben presto diventa una interessante lezione di geografia tra pari: “I Paesi arabi sono 22, Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Comore, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Giordania, Iraq, Kwait, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Oman, Stato di Palestina, Quatar, Siria, Somalia, Sudan, Tunisia, Yemen. Sono arabo perché tu sei europeo”.
Il racconto di Henin ci precisa meglio come vive la sua minoranza costituita da un piccolo 10%, in Egitto. Entra in dettagli che lo imbarazzano sul tema legato al matrimonio, il fidanzamento ufficiale, nessun rapporto e relazione di alcun tipo prima. Una e solo una donna, per tutta la vita. “Non come gli arabi mussulmani che possono sposarne 4, o ripudiarle; né però come l’occidente con separazioni e divorzi”.
Il matrimonio deve avvenire entro i 26, 27 anni. Dipende dalla capacità economica. Chiediamo, altrimenti è possibile sposarsi dopo? No, è il contrario. Se la famiglia può permettersi il matrimonio ci si sposa prima, anche a 17 anni.
E così vi è ancora l’obbligo dell’uomo di chiedere la mano. Rigorosamente al padre di lei.
E la prima notte di nozze è la cosa che fa più paura a quel giovane ragazzo; religioso, simpatico, che ha ottenuto dai genitori la libertà di scegliere da solo la sua donna, ovviamente all’interno delle due clausole: cristiana e vergine.
La prassi è, soprattutto al sud, del suo Paese di origine, anche lì vi è un meridione e un settentrione a quanto pare, che sia la famiglia a scegliere. Anche per Roumany ci sarebbe pronta una cugina. Altra prassi consolidata.
Dicevamo, è la prima notte a spaventarlo. Sa che sarà un vero amore perché deve essere per sempre, è romantico, la fedeltà non lo spaventa. Ma vorrebbe fortemente sottrarsi a un obbligo. Dover mostrare alla famiglia il risultato della prima notte con la sua donna, dover dimostrare che fosse appunto rigorosamente vergine.
Sono cose che ci fanno parlare di “altro mondo”, ma poi non è quello che sentivamo raccontare dai nostri nonni e a volte dai nostri zii e genitori?
Le conquiste del nostro Paese in fondo hanno la nostra età, nel 1981 si parlava di matrimonio riparatore e delitto d’onore. In quegli anni nascevano i Millennials.

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