Nonostante le loro origini latinoamericane, Marco Rubio e Ted Cruz, candidati alle primarie del Partito Repubblicano, non riescono a conquistare il voto degli ispano-americani. Oggi si svolgono le primarie in Florida, uno Stato con un alto tasso di latinos, e loro rischiano di perdere. Sono considerati outsider dalla comunità ispanica e, a volte, rappresentano per gli elettori l’opposto dello spirito dell’immigrante latinoamericano.

IL PESO VOTO LATINO

Quella ispanica è una fetta importante dell’elettorato: circa 27,3 milioni di voti, l’11,9% degli elettori. Secondo le statistiche di Pew Research Center, tra il 2012 e il 2016 circa 3,3 milioni di ragazzi latinos hanno compiuto 18 anni, più 1,2 milioni di immigrati sono stati naturalizzati e 130 mila sono arrivati dal Porto Rico. Per l’analista María González Llanos, professoressa di Scienze politiche al Miami Dade College, “le elezioni americane si decidono con una differenza vicina al 5% tra i candidati democratici e repubblicani… una polarizzazione del voto ispanico può determinare le prossime elezioni”.

NON BASTA ESSERE FIGLI DI IMMIGRATI

Molti gruppi che difendono i diritti degli immigrati hanno descritto i candidati repubblicani Trump, Cruz e Rubio come “pericolosi per i latinos per le loro politiche anti immigrazione”. Le organizzazioni Latino Victory Fund, People For American Way, Students Working for Equal Rights, Women Working Together, Plannet Parenthood, e New Florida Mayority hanno invitato la comunità latinoamericana a partecipare alle primarie per cercare di fermare questi candidati. Rubio e Cruz tradiscono la loro gente, non basta essere figli di latinos per diventarlo, per questo non li stiamo sostenendo… semplicemente, non sono latinos”, ha detto Dolores Huerta, attivista di People For American Way.

LA SPERANZA (MANCATA) REPUBBLICANA

Nel 2013 il Times aveva dedicato la copertina a Marco Rubio definendolo “il salvatore dei repubblicani”. I repubblicani erano freschi di sconfitta dopo la vittoria di Barack Obama su Mitt Romney e il senatore della Florida sembrava avere in sé tutto ciò che serviva al Partito Repubblicano per vincere la prossima tornata del 2016: radici ispaniche, immagine di rinnovamento generazionale e solidi valori conservatori. Ma da quando è iniziata la campagna elettorale ad aprile del 2015, Rubio non è riuscito a sedurre i votanti latinos durante le primarie. Fino ad ora ha vinto soltanto in Minnesota, Porto Rico e nel distretto di Columbia. Martedì 15 marzo si vota in Florida, Ohio, Illinois e Nord Carolina, ma Donald Trump ha otto punti di vantaggio nello Stato di Rubio, la Florida.

IL VANTAGGIO DI TRUMP

Trump sostiene di avere in pugno il voto ispanico. Ha detto che la prova finale sarà la Florida, ma che la terza vittoria consecutiva, stavolta in Nevada, è un buon indicatore della tendenza a suo favore. Il magnate ha vinto con il 45,91% dei voti, seguito da Marco Rubio (23,85%) e Ted Cruz (21,38%). Nel suo discorso Trump ha detto: “Sapete perché sono veramente felice? (del voto n Nevada, ndr) Perché lo dico da molto tempo, ho vinto con il 46% del voto degli ispanici. Sono contento per questo”. Circa il 17% del voto repubblicano in Nevada è ispanico, secondo Pew Research Center. Ma la società di sondaggi Latino Decisions ha detto che le dichiarazioni di Trump non rispondono al vero: “Trump non è il primo nell’elettorato latino in Nevada”, ha scritto la società sul sito web. Secondo l’analista David Damore, all’ingresso delle assemblee si registrano pochi repubblicani latinos, per cui le statistiche hanno un margine di errore dell8,5%.

In molte delle sue eccentriche dichiarazioni, Trump ha detto che vuole costruire un muro alla frontiera con il Messico e che molti messicani negli Stati Uniti sono “criminali, narcotrafficanti e stupratori”. Alcuni latinoamericani conservatori si sono indignati, altri hanno sostenuto la sua posizione sull’immigrazione, soprattutto in Florida.

LA BATTAGLIA PER LA FLORIDA

Gran parte degli elettori ispanici negli Stati Uniti sono repubblicani. Vogliono tasse più basse, meno regole federali e un governo meno invasivo. Per questo, tra altri motivi, Trump è salito nei sondaggi su questo target.

In Florida, rappresentano l’11% dei votanti repubblicani dello Stato. Molti sono cubano-americani o portoricani, seguiti dai venezuelani e colombiani. Ma i cubani sono indifferenti al tema dell’immigrazione, perché per loro basta arrivare in territorio statunitense per avere diritto a rimanerci; mentre i portoricani sono cittadini americani. “Se vinciamo in Florida – ha detto Trump durante un comizio a Orlando lo scorso fine settimana – credetemi, il gioco è finito”.

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