Dopo una pausa di tre mesi, necessaria per svolgere le perizie informatiche richieste da alcuni imputati, sono riprese ieri le udienze del processo sulla divulgazione di documenti riservati del Vaticano (Vatileaks) presso il tribunale dello Stato pontificio.

Dopo la pubblicazione, a fine ottobre scorso, di due libri sui malfunzionamenti delle finanze vaticane, Via Crucis di Gianluigi Nuzzi (Chiarelettere) e Avarizia di Emiliano Fittipaldi (Feltrinelli), scritti in base a una documentazione riservata quasi coincidente, la magistratura vaticana (presidente del tribunale Giuseppe Dalla Torre, promotore di giustizia, ossia pm, Gian Piero Milano) ha rinviato a giudizio tre funzionari vaticani, mons. Lucio Angel Vallejo Balda, vicino all’Opus dei, il suo collaboratore Nicola Maio e Francesca Chaouqui, con l’accusa di aver “rivelato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato” pontificio, e gli stessi giornalisti italiani per “concorso in reato”, in forza di un giro di vite normativo impresso da Papa Francesco nel 2013 dopo la prima fuga di documenti riservati vaticani (“Vatileaks”) che aveva contraddistinto, nel 2012, l’ultimo scorcio del pontificato di Benedetto XVI. La prima udienza si è svolta il 24 novembre.

LE SCHERMAGLIE LEGALI

Se inizialmente l’impressione in Vaticano era che si svolgesse velocemente, prima dell’avvio del Giubileo della misericordia, dopo le prime schermaglie processuali il processo è stato sospeso l’11 dicembre. All’udienza del sette dicembre il Tribunale vaticano ha infatti ammesso, su richiesta degli imputati, alcune perizie informatiche. L’avvocato di Francesca Chaouqui, Laura Sgrò, ha richiesto una perizia informatica sulla documentazione disponibile tramite i pc e i telefoni, perizia che dovrà essere compiuta da un perito d’ufficio accompagnato da un perito di parte. La stessa legale ha chiesto l’acquisizione della interezza delle conversazioni avvenute tra i due imputati principali, la stessa Chaouqui e monsignor Lucio Angel Vallejo Vallejo, via WhatsApp. L’avvocatessa di Vallejo Balda Emanuela Bellardini ha chiesto l’acquisizione delle mail – a cui fanno riferimento sms e WhatsApp negli atti attualmente acquisiti – che il suo assistito ha scambiato con Chaouqui nel maggio 2015. Tra i dettagli emersi, allusioni sessuali e toni minacciosi. Anche il terzo imputato, Nicola Maio, ha chiesto l’acquisizione dei messaggi sul suo telefonino.

L’UDIENZA A PORTE CHIUSE

Sabato scorso, infine, con una udienza dibattimentale a porte chiuse che era stata indetta dal presidente del Tribunale dopo il deposito della relazione tecnica compiuta dai due periti, d’ufficio e di parte, durata circa un’ora, è ripreso il processo. Erano presenti il collegio completo, il pm e tutti gli imputati con i loro avvocati. Intanto è tornato in carcere il monsignore imputato, che, come confermato dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, “ha contravvenuto alla indicazione di non comunicare con l’esterno”. Era questa “una delle condizioni” in virtù delle quali gli erano stati concessi gli arresti domiciliari” dopo oltre un mese agli arresti nel palazzo dei Penitenzieri entro il Vaticano. Oggi l’udienza inizierà alle ore 15.30, domani mattina è già prevista una seconda udienza.

IL RUOLO DELLA COSEA

I documenti pubblicati da Nuzzi e Fittipaldi provengono dalla Commissione Referente di Studio e Indirizzo sull’Organizzazione delle Strutture Economico-Amministrative della Santa Sede (Cosea) istituita, assieme ad una seconda commissione referente sullo Ior (Istituto per le Opere di Religione) dal Papa il 18 luglio 2013, nel frangente in cui mise mano alla riforma delle strutture economiche e amministrative dello Stato pontificio, e disciolte, per esaurimento della missione, il 22 maggio 2014, dopo che, il 24 febbraio precedente, lo stesso Papa aveva creato ex novo un super-dicastero economico, la Segreteria per l’Economia, affidandolo al cardinale australiano George Pell. Le due persone sotto inchiesta in Vaticano, mons. Balda e Francesca Chaouqui, erano, rispettivamente, segretario e membro della Cosea, il terzo imputato, Maio, era collaboratore dello stesso monsignore spagnolo.

Sono arrivati attorno alle 15:30 gli imputati del processo per divulgazione di documenti riservati della Santa Sede (vatileaks) nel processo dello Stato della Città del Vaticano.

L’ARRIVO DI CHAOUQUI ALL’UDIENZA

Chaouqui

Francesca Chaouqui, giunta a piedi con quattro bodyguard, è entrata dall’ingresso del Perugino, come il giornalista Emiliano Fittipaldi, che su Twitter scrive: “Oggi i giudici del vaticano mi interrogheranno al processo #vatileaks2. Dirò solo la verità: che ho fatto il mio mestiere, e che lo rifarei“. L’altro giornalista, Gianluigi Nuzzi, entrato da un altro ingresso, ha scritto da parte sua sul social network: “Non è con i processi che si ferma l’informazione #Viacrucis”. Il monsignor spagnolo Lucio Angel Vallejo Balda è agli arresti in Vaticano. Quinto imputato, Nicola Maio, collboratore dello stesso prelato spagnolo.

LE RICHIESTE DELLA PR

Il processo è iniziato con alcune richieste dell’avvocato di Francesca Chaouqui e, dopo una camera di consiglio di mezz’ora circa, il tribunale vaticano ha stabilito l’acquisizione di una lettera al Papa nella quale Chaouqui chiede di essere sciolta dal segreto pontificio per meglio difendersi (ma senza sua lettura in aula) e dei certificati medici circa il rischio di un parto prematuro, nonché l’acquisizione di una denuncia-querela al giornalista spagnolo Gabriel Ariza del sito Infovaticana.com all’origine della decisione di arrestare nuovamente Vallejo, che era ai domiciliari, per evitare l’inquinamento delle prove. Il collegio ha anche confermato all’avvocato di Vallejo, Emanuela Bellardini, che il suo assistito poteva effettivamente inquinare le prove, sebbene la documentazioni in esame sia relativa a un periodo che va dal marzo del 2013 al maggio del 2015.

LA DEPOSIZIONE DI VALLEJO

Mons. Lucio Angel Vallejo Balda ha iniziato la sua difesa nel processo sulla fuga di documenti riservati della Santa Sede (vatilekas), alla ripresa delle udienze dopo una pausa di tre mesi, accusando la coimputata Francesca Immacolata Chaouqui e sollevando dubbi anche sul giornalista Gianluigi Nuzzi, imputato anch’egli ma oggi contumace nel tribunale vaticano. La sua deposizione continuerà oggi.

Nel corso della sua lunga deposizione Vallejo, col supporto di un’interprete dallo spagnolo all’italiano, ha risposto prima alle domande della pubblica accusa, poi a quelle del suo stesso avvocato. “In forma generale” il monsignore ha confermato gli interrogatori avuti con la polizia giudiziaria e il pm e un memorandum depositato negli scorsi mesi, precisando peraltro di non averlo scritto da solo ma di essere stato aiutato. Nel corso della deposizione di Vallejo è emerso che diversi impiegati dalla Prefettura degli Affari economici, di cui Vallejo era segretario (Abbondi, Fralleoni, Monaco) hanno individuato nel sodalizio con Chaouqui e Nicola Maio, assistente di Vallejo, una sorta di “commissione ombra” o “supecommissione segreta” già prima che si costituisse la commissione sulle finanze vaticane costituita da Papa Francesco. Vallejo ha contestato di aver prelevato documentazione senza lasciare traccia, ha confermato il furto avvenuto nella Prefettura a marzo 2014 e ha riferito che la commissione ha chiesto al Papa di poter conservare la propria documentazione nella stanza 127 di Casa Santa Marta. Vallejo ha accusato Francesca Chaouqui di aver tentato di manipolarlo e controllarlo con “minacce” e “pressioni”, ha detto che la donna affermava di essere il “numero due” dei servizi segreti italiani (ha citato un pranzo con Luigi Bisignani, Paolo Berlusconi e Gianni Letta), e che la stessa avrebbe anche ipotizzato di chiedere aiuto alla “mafia”. Ha anche accusato il marito della Chaouqui, Corrado Lanino, tecnico informatico della commissione. Ha confermato indirettamente la vicenda di una notte di intimità con Chaouqui a Firenze, affermando che la donna aveva assunto un atteggiamento “deduttivo” nei suoi confronti e la cosa per lui, sacerdote, è stata “compromettente”. Ha detto di aver avuto “paura” per la sua incolumità a causa del “mondo” dietro Chaouqui. Secondo Vallejo, Fittipaldi gli ha detto che anche Nuzzi faceva parte di quel mondo. Vallejo ha ammesso di aver consegnato documentazione ai giornalisti, Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, ma distinguendo tra i due. Secondo Vallejo, Fittipaldi era informato su alcune questioni, tra le quali vicende australiane del cardinale Gorge Pell, e diceva di Nuzzi – a cui aveva consegnato anche l’accesso a 85 password con ci vedere i documenti riservati. Secondo Vallejo, tuttavia, Nuzzi aveva accesso autonomo agli stessi documenti, e nel corso del tempo gli sono nati sospetti sul suo ruolo.

LA POSIZIONE DI NUZZI

L’udienza ha respinto il legittimo impedimento eccepito dall’avvocato di Nuzzi, per il fatto che il giornalista domani deve essere presente ad un’udienza penale al tribunale di Milano.
Nuzzi è dunque contumace ma può tornare in corso di processo.

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