L'articolo dell'editorialista Guido Salerno Aletta

Novità sostanziose nel Def 2016, varato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri: è stato completamente ridefinito il quadro macroeconomico, interno ed internazionale, sulla cui base era stata redatta a settembre scorso la Legge di Stabilità. Il quadro considerato dalla Nota di aggiornamento al Def 2015 si muoveva ancora sull’onda dell’ottimismo derivante dalla crescita registrata nel primo semestre dell’anno, andatasi via via attenuando: il +0,9% del pil si è infatti ridotto al +0,8%, così come il +1,6% previsto a settembre per il 2016 è diventato un più modesto +1,2%. La crescita del pil viene limata di 0,4 punti percentuali per quest’anno e di 0,2 punti per il 2017.

Le variazioni principali derivano dal contesto internazionale: il commercio internazionale aumenterà solo del 3%, rispetto al 4,5% previsto a settembre, mentre il prezzo del petrolio dovrebbe assestarsi attorno a 39,4$ al barile, anziché a 54,1$. Sostanzialmente stabile invece il cambio del dollaro, che rimarrebbe attorno ad 1,1 ripetto all’euro.

La dinamica delle importazioni dovrebbero registrare un rallentamento sia rispetto al 2015 (+6%), sia rispetto alle previsioni per quest’anno effettuate a settembre (+4,3%), contraendosi al +2,5%: si sconta l’effetto di riduzione del prezzo del petrolio. Il deflatore dei prezzi all’importazione passerebbe infatti nel 2016 dal +1,3% stimato a settembre scorso al -2,3%.

Quest’anno, per conseguenza, si verificherebbe anche una brusca caduta anche del deflatore dei consumi, che passa dal + 1% stimato a settembre al +0,2% del Def 2016. Analogamente, l’inflazione programmata scende di 0,8 punti percentuali, dal +1% al +0,2%.

In termini reali, i consumi nazionali dovrebbero crescere dell’1,2% rispetto all’1,4% stimato a settembre; quelli delle famiglie subirebbero appena una limatura, con un +1,4% rispetto al +1,5%, mentre la spesa della PA dimezzerebbe la crescita passando dal +0,8% al +0,4%. Gli investimenti dovrebbero crescere del 2,2% anzichè del 2,6% stimato a settembre, con una frenata particolarmente marcata nel settore dei macchinari e delle attrezzature (dalla previsione di +3,8% si passa a +2,2%). Purtroppo, è previsto un trascinamento negativo anche nel 2017, visto che crescerebbero del 3% e non più del 4%.

In coerenza con il rallentamento del commercio mondiale, anche la previsione dell’andamento delle esportazioni subisce una contrazione, passando dal +3,9% di settembre al +1,6%. Nonostante la dinamica dell’import sia superiore (+2,5%), quest’anno il saldo delle partite correnti arriverebbe al 2,5% del pil, migliorando sia le stime di settembre (+1,7%) sia il risultato del 2014 (+1,9).

Rispetto a settembre, per quanto riguarda gli andamenti del costo del lavoro e della disoccupazione, si prevede un ritmo di crescita più ridotto nel primo caso ed un miglioramento costante nel secondo: se quest’anno il tasso di disoccupazione dovrebbe scendere all’11,4%, all’orizzonte del 2019 dovrebbe tornare finalmente ad una cifra, con il 9,6%.

Anche nel Def 2016, nonostante tutto, la speranza non muore mai.

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