L'analisi di Elio Jannelli e Adele Pianese tratta dall'ultimo numero della rivista Formiche

Le auto a idrogeno sono oggi una realtà alla portata di tutti e non più, soltanto, un esperimento di laboratorio o una tecnologia del futuro. Il prezzo d’acquisto è equiparabile a quello di un’autovettura di fascia medio-alta; le auto a idrogeno consumano meno e non inquinano. Sono silenziose, affidabili, ma non possono essere utilizzate in Italia perché mancano le stazioni di rifornimento. Eppure, insieme alle auto elettriche, sono una soluzione per ridurre l’inquinamento delle metropoli italiane ed europee. Il mondo si sta convertendo: lo Stato della California ha dato l’esempio, vietando l’acquisto – dal 2020 – di veicoli che non siano a emissioni zero (Zev-Zero emission vehicle). La Comunità europea ha fissato, entro il prossimo novembre 2016, il termine per l’adozione di piani strategici orientati alla decarbonizzazione dei sistemi di mobilità.

L’idrogeno, se prodotto da fonti rinnovabili, è un vettore energetico clean e green come l’energia elettrica. Ma garantisce performance superiori in termini di autonomia e soprattutto in termini di rapidità di rifornimento; inoltre, pone minori problemi di smaltimento di componenti critici a fine vita. Il costo delle tecnologie a idrogeno è in rapida diminuzione: può essere infatti drasticamente ridotto in funzione del numero di unità vendute. Il Departement of Energy (Doe) stima una riduzione del costo a 30 $/kW per 500mila unità vendute-annue, valore questo notevolmente inferiore a quello delle tecnologie tradizionali. Tirando le somme: l’industria è pronta e continua a investire, la ricerca la sostiene. Addirittura la Toyota ha dato il via a una cooperazione internazionale orientata a migliorare ancora: ha liberalizzato tutti i suoi brevetti sulle celle a combustibile. È il mercato che non tiene il passo. Ciò che manca è l’intervento concreto degli organi di governo del territorio che dovrebbero pianificare interventi capaci di creare le condizioni necessarie allo sviluppo di questo mercato.

In Germania, Francia e Inghilterra sono stati recentemente adottati piani di realizzazione di infrastrutture di rifornimento di veicoli a idrogeno; questi rappresentano un’opportunità per la sostenibilità dei sistemi di mobilità alla quale l’Italia non può rinunciare. L’iniziativa italiana mobilità Idrogeno (IniMi) – nata all’interno della piattaforma H2.it (idrogeno e celle a combustibile) – sta elaborando una proposta di un Piano nazionale di sviluppo che prevede la progressiva realizzazione di stazioni di rifornimento a idrogeno e il co-finanziamento dell’acquisto di veicoli destinati al trasporto pubblico, proponendo iniziative per attrarre l’interesse dei privati e consentendo così all’industria di ampliare il mercato. Solo attraverso questa pianificazione sarà possibile non perdere la quota di fondi stanziata dalla Comunità europea.

Non basta. È necessario armonizzare le normative tecniche a quelle degli altri Paesi europei. È necessario rivedere le norme di sicurezza per l’uso dei serbatoi in pressione e per la costruzione dei sistemi di rifornimento, evitando che queste stazioni somiglino più a bunker della Seconda guerra mondiale che ad aree di servizio dove fare il “pieno” di idrogeno. Non è possibile che la stessa auto possa essere utilizzata negli altri Paesi europei con una pressione di rifornimento diversa da quella consentita a noi. Non è possibile che solo in Italia l’autonomia della stessa auto sia la metà di quella possibile altrove. Anche su questo l’IniMi sta portando avanti le sue proposte, ma si può fare di più.

Si possono proporre al mercato tecnologie a idrogeno che non necessitino di interventi di pianificazione governativa. Si può partire da applicazioni di mobilità che richiedono sistemi propulsivi di piccola potenza come biciclette, scooter, micro-car. Si può pensare a sistemi di rifornimento per i quali l’utente è in grado di produrre in autonomia l’idrogeno necessario o utilizzare cartucce intercambiabili. Si può pensare a sistemi semplici, affidabili e sicuri. A Napoli, nei laboratori dell’Università degli Studi Parthenope, insieme ad altre università, enti di ricerca e imprese – raggruppati nel Consorzio Atena – sono state realizzate e sono in corso di sviluppo queste tecnologie. Biciclette a pedalata assistita o scooter che consentano di percorrere fino a 300 chilometri con una sola ricarica di idrogeno. Cartucce di dimensioni inferiori a quelle delle batterie tradizionali in grado di fare il pieno alla bicicletta con una semplice operazione di sostituzione. Dispenser di cartucce di idrogeno intercambiabili che rendano disponibili cariche immediate a utenti privati o a sistemi di bike sharing. Atena coltiva l’ambizione di intraprendere tali iniziative, finalizzate anche allo sviluppo di un Distretto di alta tecnologia nei settori dell’ambiente, della conversione della trasmissione, della distribuzione e dell’utilizzo finale dell’energia. È un modo di concepire lo sviluppo sostenibile che parte da alcuni punti fermi: sistemi semplici, di piccola potenza, alla portata di tutti. Una soluzione di mobilità che parte dal basso e che richiede solo investimenti contenuti da parte di privati, ma che mira a conquistare posizioni di mercato di larga scala per raggiungere i numeri necessari a portare il costo di tali tecnologie al pari dei sistemi tradizionali. Bisogna soltanto avere l’ardire di investire nella produzione privata ad ampio spettro. Ciò avrebbe ripercussioni importanti in chiave di sviluppo, ecosostenibilità e occupazione. Tutto questo rappresenta uno strumento per sviluppare un’economia verde made in Italy.

Una grande scommessa: enti di ricerca, università e aziende unite per proporre prodotti e processi innovativi ad alto risvolto ambientale. Un impegno nella continua ricerca e nello sviluppo delle tecnologie del futuro. Fare meglio con meno: la scelta della sostenibilità è già in partenza una scelta vincente che guarda alla limitatezza delle risorse, ricercando soluzioni innovative che producano meglio e non solo di più, verso il complesso equilibrio tra risorse utilizzate e risorse disponibili.

Elio Jannelli (Docente di Sistemi per l’energia e l’ambiente presso l’Università di Napoli Parthenope)

Adele Pianese (Responsabile Comunicazione progetto Pon – Fuel cell lab – dell’Università di Napoli Parthenope)

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