Nonostante tutto, nonostante la vigorosa campagna per il Sì attuata sia direttamente che subdolamente, attraverso la stucchevole polemica sulla non partecipazione al voto a cui non hanno voluto sottrarsi neppure influenti personalità istituzionali, o nonostante le inchieste e le dimissioni eccellenti, il verdetto del cosiddetto referendum “sulle trivelle” appare scritto. E potrebbe rivelarsi un primo pesantissimo goal per Renzi.

Il tutto dietro la scarna valenza reale del test referendario: la maggior parte delle piattaforme estrattive, infatti, godranno ancora di concessione decennali, la partita che si sta giocando dietro le trivelle appare assai interessante.

Innanzitutto i risultati. Se – come pressoché tutti gli analisti politici prevedono – il referendum fallirà per il non raggiungimento del quorum, la resa dei conti nel PD – in ballo c’è la leadership dell’antirenzismo interno – si scatenerà sui voti reali e c’è da scommettere che i “pugliesi” sostenitori del “sì” e guidati da Emiliano (nonché D’Alema) avranno la meglio sugli “emiliani” del “no”capeggiati da Bersani e Prodi (il primo a dichiarare pubblicamente il proprio voto).

In questo scenario Renzi, oltre a stravincere – facile – il referendum, sancirà la spaccatura della minoranza interna rendendola, se possibile, ancora meno influente ma, soprattutto, costringerà i bersaniani a ripensare la loro strategia nei confronti del Premier-Segretario per non auto-consegnarsi all’insignificante marginalità di una minoranza della minoranza.

Ma il risultato referendario sembra avere un’altra accattivante implicazione. Il non raggiungimento del 50% degli aventi diritto al voto, infatti, sarà legato moltissimo al non-voto dell’elettorato di centrodestra per sua natura assai allergico alle consultazioni referendarie e, per contro, molto sensibile alle istanze che garantiscono – al di là di tutto – benessere economico alla nazione.

Di tutta la vicenda, forse quest’ultimo elemento par essere il più significativo. Il fatto che Renzi incarni sempre più il «l’idem sentire» dell’elettorato “moderato del fare” sia di centrosinistra sia, soprattutto, di centrodestra appare la prova provata dell’evoluzione a cui sta andando incontro – a piccoli passi ma inesorabilmente e, pressoché, naturalmente – il sistema politico italiano.

Le trivelle non sanciranno la nascita di alcun partito del Premier né alcun partito della Nazione, ma il fatto che Renzi intercetti sempre più la sensibilità del corpaccione dell’elettorato cosiddetto moderato – da sempre stragrande maggioranza del corpo elettorale – potrebbe essere un buon viatico per la “campagna d’ottobre” e il referendum confermativo sulle riforme costituzionali. Gli elementi ci sono tutti: semplificazione del sistema, sburocratizzazione dello Stato, stabilità del Governo e taglio di centinai di scranni parlamentari. Da sempre cavalli di battaglia della «gente» della libertà.

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