Quale paradosso è, dunque, riesumare il “Rischiatutto” in un paese – il nostro – che quanto a propensione al rischio è ancora più indietro nelle classifiche mondiali di quanto non lo sia in quelle quanto a libertà d’informazione. L’epoca del Rischiatutto era figlia del boom economico. Una temperie drogata però dai soldi americani, caratterizzata da uno strano pasticcio in cui un’economia pianificata di Stato regolava affari di natura privata in capo a certe e sole famiglie. C’era la regia della DC, quella dei professorini della Cattolica che tra patti di fede e qualche intrallazzo cavalcarono quel presente.

C’è differenza tra Giorgio La Pira che chiede a Mattei di fare ordini verso la Merloni, quella del marchigiano Aristide in difficoltà, e il più recente – Fra’ che te serve ? – di Andreotti a Francesco Caltagirone? Siamo quel paese lì. Gli italiani conservano intatti la loro natura più intima. Andreotti e Mike Buongiorno rappresentano ancora nell’immaginario gli zii che tutti gli italiani avrebbero voluto. Più astuti che intelligenti, più mediocri che sufficienti.
Il paradosso è, dunque, antropologico. Se la Lega e il M5S sono, come molti osservatori sostengono, indicatori della cattiva salute della politica e della sua capacità di selezionare nuova classe dirigente, il fatto che a riesumare il Rischiatutto televisivo sia Fabio Fazio cos’è? Transaminasi alle stelle? Anche perché in punta di grammatica c’è una bella differenza tra Mattei (plurale) e Matteo (singolare). E non si può dare la colpa alla sola ruota della fortuna. Tant’é.

Condividi tramite