Il caso di oggi è l’intervista di Bruno Vespa al figlio del boss mafioso Totò Riina. Non c’è molto da dire in verità, sale lo scontro tra chi sostiene che non deve essere dato spazio alla mafia e ai suoi testimoni, come la Presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, che interviene in modo forte e deciso sulla questione, e chi sostiene l’importanza della libertà di stampa e che intervistare il figlio di un mafioso del calibro di Riina sia comunque servizio pubblico.

Il mio parere personale è che Rosy Bindi abbia ragione: non è accettabile che venga data par condicio alla Mafia sulla rete ammiraglia. Non è accettabile da nessuna parte a dire il vero. E non è accettabile che passi il messaggio secondo cui la dimensione criminale e delittuosa sia da scindere da quella umana. Sì, riprendendo Bindi e il Presidente Grasso, quelle mani che accarezzavano un figlio erano comunque insanguinate.

Detto ciò, Bruno Vespa si assume la responsabilità di ciò che fa. Siamo stati abituati a tante altre cose di basso o bassissimo livello, ma allora faccio mie le parole di Claudio Fava a loro volta parafrasate, suppongo, da Levi-Strauss: ci vogliono in quel caso le domande giuste. E non mi sembra sia stato questo il caso.

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