Storie da Brexit a cura di Sveva Biocca

Il prossimo 23 giugno la Gran Bretagna deciderà se uscire dal terreno di gioco dell’Unione Europea oppure rimanere in campo alle condizioni stabilite il 19 febbraio scorso con l’accordo Cameron-Ue. La Brexit, nei sondaggi, pare essere svantaggiata ma non si può escludere una vittoria in contropiede con un rush finale. E che cosa accadrebbe ai – molti – calciatori stranieri che giocano nel campionato inglese? Ecco fatti, numeri e qualche curiosità.

PLAYERS

La normativa attualmente in vigore riservata ai giocatori extra-comunitari è un po’ come il sistema elettorale inglese: first pass the post. Uno straniero può giocare in Premier League solo se fa stabilmente parte della nazionale del proprio Paese d’origine, dunque il via libera è riservato solo ai migliori. I calciatori in possesso di passaporto comunitario, al contrario, sono liberi di giocare nel Regno senza alcuna restrizione.

Di quanti giocatori si parla? Guardando alle prime due divisioni d’Inghilterra e la Premier di Scozia, è stato calcolato che, qualora si votasse per l’uscita dall’Unione, almeno 332 giocatori non rientrerebbero in questi parametri. Come affermato dalla Bbc, alcune rose subirebbero pesanti defezioni: l’Aston Villa, il Newcastle e il Watford potrebbero perdere fino a 11 giocatori.

COACHES

Il divorzio di Londra da Bruxelles potrebbe costare caro anche agli allenatori. Il pensiero va subito all’allenatore italiano che in questa stagione ha compiuto un miracolo inaspettato: il coach del Leicester Claudio Ranieri. Ma se l’ex allenatore della Roma non dovesse rispettare i canoni imposti dalla legge attuale, dovrebbe andarsene per davvero?

WHAT ELSE?

C’è chi, come la vice presidente del West Ham, Karren Brady, tra i volti principali della campagna per restare in Europa, pensa che la Brexit possa avere “conseguenze devastanti” per il calcio d’Oltremanica, e chi, come Paul Nuttall, parlamentare dello Ukip, ritiene che la Brexit potrebbe essere una “buona occasione per le giovani leve nate nel calcio inglese”. Simon Chadwick, professore dell’Università di Salgord Manchester, svela però l’arcano che renderebbe la Brexit non influente sul calcio inglese: “Il governo sta già lavorando da tempo con la English Footbal Association per facilitare l’ingresso dei giocatori extra-comunitari, d’altronde – continua il professore –  la Premier League è un creatore di reddito troppo importante per l’economia britannica”, tanto da ritenere improbabile che un Regno Unito non europeo arrivi a limitare l’accesso ad alcuni dei migliori talenti del mondo.

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