L'articolo di Daniele Meloni

Mentre a Istanbul il padrone di casa, Recep Tayyip Erdoğan, si appresta ad aprire il World Humanitarian Summit, ad Ankara, 1.405 delegati dell’AK Partı (AKP) hanno scelto un curdo, Binali Yıldırım, come nuovo leader del partito di governo, investito del compito di formare un nuovo esecutivo. L’annuncio è arrivato domenica al Congresso straordinario dell’AKP, convocato dopo le dimissioni dell’ormai ex leader Ahmet Davutoğlu.

Convitato di pietra del Congresso è proprio il Presidente Erdoğan, formalmente non più un membro dell’AKP, ma unico kingmaker della politica turca, capace di liberarsi dello scomodo Davutoğlu in poco più di un’ora e mezza, e di scegliere un successore più fedele ai suoi desiderata, e che interpreti la diarchia premier-Presidente a senso unico, cioè a favore di quest’ultimo. In attesa dell’approvazione della riforma costituzionale, che trasformerà la Turchia in una Repubblica presidenziale, mantenendo comunque come caposaldi della legge fondamentale la laicità e il secolarismo.

Yıldırım si è subito affrettato ad affermare che “lavorerà in armonia” con il Presidente e il suo profilo moderato – che ricorda, stranamente, quello del primo Davutoğlu – è stato decisivo nella scelta del partito e di Erdoğan.

Il 61enne, ormai ex ministro dei Trasporti, si troverà a gestire una situazione intricata sia in politica interna, dove la guerra al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), l’abolizione dell’immunità parlamentare e le continue tensioni tra il governo e i giornalisti stanno mettendo a dura prova la stabilità della nazione turca, sia in politica estera dove sembra emergere sempre di più il contradditorio carattere di Giano bifronte della Repubblica kemalista.

Da anni esponente di spicco dell’AKP a Istanbul, il nuovo premier è uno dei seniores più apprezzati all’interno del partito, anche per il suo ruolo di ministro dei Trasporti durante i governi di Abdullah Gül e di Erdoğan. Durante il suo mandato da ministro, Yıldırım ha portato a termine alcune importanti opere infrastrutturali come il Marmaray – il tunnel ferroviario sotto il Bosforo – e l’alta velocità turca. Nel periodo in cui è stato direttore generale della İstanbul Fast Ferries Company (İDO), dal 1994 al 2000, ha cementato il suo rapporto con l’attuale Presidente, allora sindaco di Istanbul. Nel 2013 è stato anche toccato dallo scandalo corruzione che investì diversi componenti del governo e dell’AKP e che Erdoğan attribuì al presunto “Stato parallelo” creato dall’imam residente in Pennsylvania, Fethullah Gülen.

Condividi tramite