Una medaglia al valor civile per il catanese che mostrò al mondo la ferma fierezza con cui un uomo non si piega al male.

Fabrizio e un ragazzo come tanti altri della sua età, un ragazzo semplice e riservato, un amante delle arti marziali e del mondo militare. Nato a Catania ma cresciuto in quel di Genova, lavora per un primo momento nella bottega di famiglia, coi genitori, il fratello e la sorella. Dopo la morte del papà tale attività chiude, con la vendita consequenziale dell’esercizio.

Fabrizio si rimbocca subito le maniche, comincia a seguire corsi di addestramento per prepararsi al lavoro di guardia del corpo e addetto alla sicurezza nei locali notturni, per poi arruolarsi nell’Esercito italiano, in fanteria, raggiungendo il grado di caporal maggiore prestando servizio a Como.

Poi l’incontro con Ibsa, società di sicurezza e investigazioni, che nel Novembre 2003 dopo l’accettazione del suo curriculum da parte di un non meglio individuato “mercenario genovese” verrà impegnato in Iraq, da parte di un’azienda del Nevada la DTS, per istruire personale locale alle tecniche di sicurezza e proteggere manager, magistrati e strutture d’interesse strategico.

Quattrocchi presterà servizio presso la compagnia Presidium Corporation, nella zona di Baghdad dove fu preso in ostaggio il 13 aprile 2004, insieme ai colleghi Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Salvatore Stefio, da miliziani del gruppo autoproclamatosi “Falangi Verdi di Maometto”, mai ne identificati e tantomeno catturati.

In Iraq l’Italia era presente in un’operazione dì peacekeaping, chiamata Antica Babilonia con circa 3000 uomini, i contractors erano giunti in Iraq a migliaia, assunti da numerose compagnie private, sia statunitensi che di altri Paesi, per affiancare gli eserciti regolari nelle operazioni di controllo del territorio e per la protezione del personale e delle installazioni civili e militari. Gli Stati Uniti, la forza capofila della coalizione, avevano fornito alle guardie le apposite credenziali e le avevano dotate delle armi, nel quadro di una vasta operazione di outsourcing.

Fabrizio ed i suoi colleghi, erano si, assunte da una “compagnia di sicurezza”, ma tecnicamente stavano operando al servizio dell’esercito statunitense in Iraq, per questo Giampiero Spinelli, individuato come responsabile del loro invio in Iraq, è stato indagato dalla magistratura italiana e assolto poi con formula piena.

I rapitori lanciarono all’Italia un ultimatum: chiesero al Governo il ritiro delle truppe dall’Iraq, e le scuse per alcune frasi che avrebbero offeso l’Islam. L’ultimatum fu rifiutato. Cupertino, Agliana e Stefio che erano prigionieri insieme a Fabrizio Quattrocchi vennero liberati l’8 giugno 2004, dopo 58 giorni di prigionia.

Fabrizio invece, moriva mentre guardava in faccia ai suoi aguzzini da uomo vero, da italiano vero, mentre loro si approntavano a giustiziarlo, né un un lamento, nemmeno una parola per salvarsi, solo dignità e fierezza, diceva senza paura «adesso vi faccio vedere come muore un italiano».

Con una semplice frase Fabrizio ha sconfitto tutto il male intorno a lui, ha dato un insegnamento alle generazioni future , ha dato lustro al nostro Paese, avrebbe potuto dire «vi faccio vedere come muore un uomo», invece ha detto “… come muore un italiano”. In quell’ ”italiano” pronunciato in punto di morte, vi è il forte richiamo alla cara Patria ai valori e sentimenti profondamente sentiti da chi quel tricolore non solo lo porta sul braccio ma sopratutto nel cuore.

Con decreto del 13 marzo 2006, su proposta del Ministro dell’Interno Pisanu, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi conferì a Fabrizio Quattrocchi la medaglia d’oro al valor civile.

ONORE A TE FABRIZIO.

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