L'articolo di Antonino D'Anna

“La Santa Sede vuole giocare la sua miglior ‘mano’ al suo tavolo da gioco internazionale principale”. Così, con queste parole, mercoledì 6 novembre 2002 il cablo numero 02VATICAN5404_a, “for official use only” in partenza dall’Ambasciata Usa in Vaticano ha definito monsignor Celestino Migliore, allora di fresca nomina al posto di Osservatore Permanente della Santa Sede all’Onu (per motivi di opportunità politica il Vaticano non ha mai richiesto lo status di membro, non volendo trovarsi a votare ad esempio embarghi e sanzioni); e lo stesso giudizio si può dire anche oggi, dopo che sabato 28 maggio – con appena due righe nel Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, monsignor Migliore è passato dal ruolo di Nunzio (ambasciatore) papale in Polonia a quello di Nunzio in Russia. Dove le sue robuste capacità di diplomatico non mancheranno di mettersi in risalto a contatto con il mondo rappresentato dalla Chiesa Ortodossa, segnatamente il Patriarcato di Mosca.

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Gli americani conoscevano bene monsignor Migliore. Il cablo del 2002 lo descrive puntualmente: cuneese classe 1950, è nel servizio diplomatico della Santa Sede dal 1980. Tra i suoi posting: Angola, Usa, Egitto, Polonia (dove poi è tornato nel 2010 da Nunzio e vi è rimasto fino a qualche giorno fa). Nel 1992 il primo scatto di carriera: Osservatore permanente della Santa Sede al Consiglio d’Europa in quel di Strasburgo, poi nel 1995 viene nominato sottosegretario della Segreteria di Stato – Sezione per le relazioni con gli Stati (praticamente un viceministro degli Esteri). Poliglotta capace di parlare italiano, inglese, francese, spagnolo e portoghese, Migliore agli americani piaceva non poco.

“INTERLOCUTORE AMICHEVOLE, MA ITALIANO”

Traduciamo dal cablo: “Migliore è stato uno dei più aperti, articolati ed amichevoli interlocutori dell’Ambasciata. Molto più di tanti altri membri della gerarchia vaticana, ha mostrato voglia d irisolvere problemi o migliorare delle pratiche, a volte superando la tradizionale prudenza della Santa Sede”. E ancora: “Quest’attitudine ‘si può fare’ dovrebbe sostenere bene davanti alle sue responsabilità all’Onu”. Tuttavia senza grossi sfracelli d’entusiamo: “Questo non vuol dire – scrivono i diplomatici yankee – che Migliore pensi come un americano. È italiano, quindi vede il mondo attraverso un filtro europeo, che lo ha portato a volte ad essere critico o scettico verso gli aspetti delle politiche americane”. Già: dopo l’11 settembre del 2001, parlando con l’addetto politico dell’ambasciata, ricorda agli americani che: “Dopotutto, Bin Laden è una creazione americana”. E sull’assistenza in tema di OGM Usa in Zambia, dice chiaramente che è guidata da interessi economici anziché umanitari. Sull’Iraq, paese sul quale spirano venti di guerra al tempo del cablo, dice di “non esserne un fan”, ma “non crede che gli Usa si siano precostituiti una scusa per azioni militari preventive”.

LA COLLABORAZIONE CON PAROLIN

Già 14 anni fa il nuovo Nunzio iniziava a prendere contatto con la Russia e discuteva con Mosca la mancata assegnazione di visti ad alcuni sacerdoti cattolici, “e le difficili relazioni della Chiesa con il Vietnam”. Su questi temi Migliore ha lavorato insieme ad un altro stimato diplomatico vaticano molto apprezzato da ambienti vaticani: l’attuale segretario di Stato Pietro Parolin. Giudizio finale? “Tutto considerato, su Migliore si può contare come uno aperto, a volte senza peli sulla lingua, ma anche attento interlocutore all’Onu. Ha certamente la confidenza del ‘ministro degli esteri’ Jean Louis Tauran (che oggi è uno degli uomini più ascoltati da Francesco, ndr) e dal Papa Giovanni Paolo II stesso”.

ACCUSE E CONTROACCUSE

Nel 2008, mentre era ancora all’Onu, monsignor Migliore è finito al centro di un fraintendimento. Gli hanno messo in bocca espressioni del genere “l’omosessualità deve restare reato” e uscite simili. Certo, nella Russia di Vladimir Putin che non è tenera verso il mondo LGBT, questo può essere motivo di apprezzamento, ma il fatto è che dalla bocca di Migliore non è mai uscita una frase del genere. Parlando all’agenzia I.Media, ha commentato la proposta francese di depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo intero per conto di tutta l’Unione Europea con queste parole: “Tutto ciò che va in favore del rispetto e della tutela delle persone fa parte del nostro patrimonio umano e spirituale. Il Catechismo della Chiesa cattolica, dice, e non da oggi, che nei confronti delle persone omosessuali si deve evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Solo che: “Ma qui, la questione è un’altra. Con una dichiarazione di valore politico, sottoscritta da un gruppo di paesi, si chiede agli Stati ed ai meccanismi internazionali di attuazione e controllo dei diritti umani di aggiungere nuove categorie protette dalla discriminazione, senza tener conto che, se adottate, esse creeranno nuove e implacabili discriminazioni. Per esempio, gli Stati che non riconoscono l’unione tra persone dello stesso sesso come “matrimonio” verranno messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni”. Oltre a ripetere il “no” della Chiesa cattolica all’aborto. Ecco tutto.

I RAPPORTI CON GLI ORTODOSSI

È dal 2009 che Russia e Santa Sede hanno stabilito piene relazioni diplomatiche, dopo l’avvio nel 1990 al tempo di Mikhail Gorbaciov. Che la Chiesa Ortodossa russa, sin da Pietro il Grande (e cioè oltre 300 anni) sia vicina al potere politico russo non è mistero; e ha da sempre accusato il cattolicesimo romano di proselitismo, del tentativo di scippare loro fedeli. Roma ha sempre cercato di smorzare i toni, ma pensando ad un dialogo su pozioni di forza. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, per esempio, custodivano gelosamente la posizione della Chiesa cattolica sugli uniati d’Ucraina: parliamo dei cattolici ucraini fedeli al Cattolicesimo ma che gli ortodossi vorrebbero ricondurre sotto la loro giurisdizione. Con Francesco, mutata anche la situazione politica in Ucraina, ecco la novità: la dichiarazione congiunta firmata a Cuba il 12 febbraio scorso è di fatto una capitolazione rispetto alle precedenti posizioni tenute dal Vaticano, secondo alcuni osservatori. Ecco il punto 25 della dichiarazione: “Speriamo che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi. Oggi è chiaro che il metodo dell’“uniatismo” del passato, inteso come unione di una comunità all’altra, staccandola dalla sua Chiesa, non è un modo che permette di ristabilire l’unità”. Ma: “Le comunità ecclesiali apparse in queste circostanze storiche hanno il diritto di esistere e di intraprendere tutto ciò che è necessario per soddisfare le esigenze spirituali dei loro fedeli, cercando nello stesso tempo di vivere in pace con i loro vicini”. Quindi: “Ortodossi e greco-cattolici hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili”. Toccherà a monsignor Migliore provare a muoversi su questo dossier delicato.

LO SCENARIO

Insomma, per il nuovo Nunzio papale in Russia c’è molto da fare. Mentre incassa i saluti e i ringraziamenti dei vescovi polacchi, Migliore mostra come con Francesco si sia avuta una netta inversione di tendenza rispetto al pontificato di Benedetto XVI: diplomatici di carriera, preparati, efficienti e con buone referenze. Con quell’aria di Ostpolitik anni ’70, in questo caso, che tutto sommato non guasta. A Putin, che a quanto pare è stato convertito da Tikhon Shevkunov, vescovo di Yegorevsk ed uno dei più importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa, tocca ora un interlocutore ampiamente all’altezza. Ed un Papato che su Russia, Cina e Sudest asiatico si gioca buona parte della sua eredità.

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