L’Europa tira un sospiro di sollievo grazie ai 31.000 voti con cui l’Austria evita di eleggere un presidente della destra populista disinnescando una bomba politica pronta a scuotere le stesse fondamenta dell’Unione Europea. Però nonostante questo, non si arresta l’avanzata delle forze euro-scettiche, nazionalistiche e populiste in Europa: uno scenario fosco che suscita preoccupazione, soprattutto in Germania dove, come in Austria, governa una Grande Coalizione.

Una vittoria di Pirro. Nel ballottaggio presidenziale ha vinto il verde Van der Bellen grazie ad un’esigua maggioranza di cittadini che è andata alle urne per fermare l’avanzata della destra, generando un’estemporanea coalizione anti-populista simile a quella che ha arginato il successo alle recenti elezioni regionali francesi di Marine le Pen e del Front National. Al di là del successo di Van der Bellen, non si può nascondere il segnale del logorio del sistema politico europeo che rimane schiacciato da una parte fra gli euro-scettici, siano essi nazionalisti, regionalisti e/o populisti, e tutto il resto dall’altra.

La Crescita del Populismo. L’esasperarsi di questo bipolarismo deve far paura non solo alla Germania, nel cui caso pesa ancora la memoria degli ultimi anni della repubblica di Weimar, quando ogni forma di coalizione fu tentata per fermare, inutilmente, l’ascesa di Hitler, ma all’Europa tutta. Non è più il 1930 ed il problema non è il ritorno del Nazismo, ma l’esistenza dell’Europa e lo stato della sua democrazia; c’è infatti da chiedersi se un paese moderno ha la capacità ed il tempo di affrontare problemi quali l’emergenza profughi, l’integrazione europea e la crisi economica sotto la costante minaccia della crescita della destra-populista o se governato da coalizioni comprendenti tutto lo spettro politico. Intanto, ad ogni elezione in Europa un partito euro-scettico o nazionalista registra travolgenti successi scatenando l’ansia nel resto del continente e poco importa se, come nel caso delle regionali francesi o appunto di queste presidenziali austriache, la loro avanzata venga fermata in un secondo momento da una “chiamata al voto” da parte delle “forze dell’arco costituzionale”, perché il problema permane.

Il fallimento della Grande Coalizione. “In Austria si può vedere cosa succede, quando la Grande Coalizione diventa la normalità” così il portavoce social-democratico Matthias Miersch esprime, con una critica verso il proprio partito, il motivo delle ansie tedesche; egli continua affermando che “per una democrazia vitale è necessario che le differenze fra i partiti siano intellegibili” questo per non diventare “una pseudo-alternativa non populista”. Questo è il rischio delle Germania in cui Angela Merkel ha governato 8 anni su 12 in una Grande Coalizione fra CDU e SPD, in modo simile alle coalizioni fra i cristiano democratici di ÖVP al centro-destra e i social-democratici di SVÖ a sinistra che hanno governato l’Austria per 58 anni dei 71 d’esistenza della repubblica.

Le Paure Tedesche. Nonostante la sua stabilità politica e l’innegabile ricchezza, il modello austriaco si incrina a causa di una crisi sociale che ha costretto il cancelliere alle dimissioni prima delle elezioni; una medesima crisi si sta sviluppando in Germania con l’aumento della forbice fra poveri e ricchi ed un generale impoverimento della classe media che rappresenta l’ossatura dello stato sociale tedesco. Eppure, molti politici della SPD e della CDU, si affrettano a collegare il caso austriaco alla situazione politica contingente del paese non vedendo ripercussioni sulle elezioni tedesche previste nel settembre del 2017; per loro a Berlino, diversamente che a Vienna, la Grande Coalizione è solo una soluzione transitoria, non una tradizione politica e ciò nonostante il fatto che Angela Merkel, favorita per il suo quarto mandato, abbia governato in 8 anni su 12 anni assieme alla SPD.

La Mancanza di Alternative. Intanto all’orizzonte non si vede l’alternativa, anzi la situazione spinge verso coalizioni ancora più vaste e variegate. Secondo gli ultimi sondaggi (INSA, 23-05-2016) la CDU è data attorno al 30%, comunque in trend negativo, la SPD è solamente al 19-20% mentre la destra radicale ed euro-scettica di Alternative für Deutschland (AfD) è terzo partito al 15%. Se confermati, questi dati renderebbero necessario cercare un terzo partner di governo includendo o i Verdi o i Liberali o spingere la Merkel ad inseguire in campagna elettorale il voto populista, assumendo posizioni ancora più dure nei confronti dei partner europei invece di guidare un progetto alternativo che possa ovviare al fallimento politico e mediatico di questa Unione Europea.

Per questi motivi il caso austriaco, in un anno che vedrà in rapida successione il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna in Europa, le presidenziali francesi e le elezioni tedesche, è emblematico sia per il futuro delle Germania che dell’Unione stessa. Intanto, le sinistre tedesche festeggiano la vittoria di Van der Bellen, ma sarebbe da chiedersi se non sarebbe stato meglio se per una volta avessero vinto gli Euro-scettici: forse sarebbe stato il grido d’allarme necessario per svegliare l’Europa dal suo torpore.

@simonebonzano

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