Alla presenza del ministro della Salute Lorenzin, la Città di Roma ha aperto le sue porte in una giornata per umanizzare le nascite e restituire importanza alla coppia e al bambino.

Casi di malasanità all’ordine del giorno, timore crescente verso le strutture ospedaliere. Anche questo – insieme a molto altro, in particolare l’insufficiente sostegno verso le donne in attesa – è alla base dell’emergenza demografica che attanaglia il nostro paese, ai minimi storici per quanto concerne i tassi di natalità. L’allarme, ribadito dai dati Istat del febbraio scorso, aveva portato il ministro della Salute ad affermare il bisogno di “rendere bella e prestigiosa la condizione di chi vuole figli”. Al bonus bebè è certamente opportuno affiancare un miglioramento del momento della nascita stessa, una sorta di umanizzazione della gravidanza che possa favorire le coppie in attesa a vivere al meglio un evento complicato come quello del parto.

Proprio questo è stato l’obiettivo dell’Open Day Ostetricia, organizzato sabato 14 maggio nella struttura sanitaria capitolina Città di Roma, alla presenza proprio di Beatrice Lorenzin. “Domenica 15 maggio è la giornata internazionale della famiglia, e la famiglia nasce proprio da luoghi come questo“, ha dichiarato il ministro. “Quando viene alla luce un bambino, in realtà, nascono anche due genitori ed è fondamentale essere pronti a questo nuovo ruolo. Non bisogna trascurare nessun aspetto, a partire dall’alimentazione, la preparazione del percorso nascita, l’essere consapevoli del tipo di parto che avverrà e cosa accadrà in quei momenti, l’allattamento e, soprattutto, la prevenzione delle infezioni, tema a me molto caro già prima dei fatti di dicembre“. Una giornata per dimostrare come l’Italia non sia soltanto il paese degli scandali ospedalieri, ma sia anche portatrice di un’innovazione in grado di migliorare le degenze ospedaliere, lieto evento in primis. La manifestazione è stata aperta a quanti hanno voluto approfittare di una visita gratuita ma anche approfondire le nuove tecniche in tema.  “Maternità e parto sono viste come una questione meramente ospedaliera e sanitaria, con tutte le preoccupazioni relative, ancor più aumentate da alcune notizie di cronaca. Anche questi fattori incidono nel negativo primato di denatalità dell’Italia“, osserva Giorgio Capogna, primario di Anestesia e Rianimazione della Città di Roma. Indubbiamente il primo passo sta nel tranquillizzare le coppie in attesa: la nascita deve tornare a essere soltanto un momento di gioia e non di ansie e paure. “Ad aiutare in questo il cesareo dolce, un taglio in grado di riportare il parto ad una condizione di naturalezza grazie al prolungato contatto pelle a pelle tra bambino e mamma, e la nuovissima tecnica Programmed intermittent epidural bolus (Pieb), capace di permettere alla madre di gestire autonomamente la quantità di anestetico in circolo tramite un pulsante“, prosegue Capogna. “Finalmente i papà possono assistere al parto cesareo e le mamme possono alzarsi subito dopo la nascita e interagire con neonato e parenti“.

Le iniziative per valorizzare la centralità della persona nella pratica clinica hanno bisogno di un substrato di conoscenze scientifiche solide e consolidate per evitare approcci aneddotici o, peggio, modaioli“, avverte il direttore del Servizio prevenzione e protezione del CNR, Gianluca Sotis. “Per questo è necessario un impegno costante della ricerca sperimentale e di un’attenta valutazione dell’impatto di nuova strategie terapeutiche in termini di efficacia, di rapporto rischio/beneficio, di richiesta di nuovi modelli organizzativi, di coerenza con le strategie di prevenzione e di educazione alla salute”.

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