Il commento di Paolo Mameli, senior economist della direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, sul dato della produzione industriale a marzo

In Italia la produzione industriale è rimasta ferma a marzo dopo essere diminuita di -0,7% m/m (dato rivisto al ribasso di un decimo) a febbraio. Il dato è parzialmente deludente in quanto sia la stima media di consenso che la nostra previsione erano per un modesto recupero (+0,2% m/m).

I CONFRONTI

Su base annua corretta per gli effetti di calendario, l’output è rallentato a +0,5% da +1,1% di febbraio (a gennaio era stato toccato un record da agosto del 2011 a +3,8%). In termini grezzi, la produzione è tornata in territorio negativo a -0,4%, dopo che a febbraio era stato toccato un record anche in questo caso da agosto 2011 (a +5,1%).

I SETTORI

Tutti i raggruppamenti principali di industrie sono risultati in calo con l’unica eccezione dell’energia (+1,2% dopo il -2,9% m/m precedente). In particolare, sia i beni strumentali che i beni intermedi hanno visto un’ampia correzione dopo essere cresciuti i due mesi precedenti (-1,6% e -1,2% m/m rispettivamente, da +0,2% di febbraio). In calo anche la produzione di beni di consumo (-0,7% m/m).

GLI ANDAMENTI

Anche dall’indice di diffusione non arrivano notizie incoraggianti: il numero dei settori manifatturieri che risultano in diminuzione su base annua (corretta per gli effetti di calendario) è aumentato a 7 da 3 il mese precedente (su un totale di 13). Sprofondano in negativo in particolare farmaceutici (-6,5% a/a) e tessili e abbigliamento (-6% a/a). E’ possibile che questi settori, tipicamente export-led, stiano soffrendo del trend di rallentamento in corso del commercio mondiale. Viceversa, un segnale confortante viene dal comparto strategico della meccanica (il cui peso sull’indice è dell’11%, secondo solo al 17% del metallurgico), che risulta di gran lunga il più trainante a marzo con un +7,3% a/a, avendo superato anche i mezzi di trasporto (+1,9% a/a), che da lungo tempo guidavano i progressi (da notare in particolare che le auto, dopo una serie di aumenti a due cifre che durava dalla fine del 2014, rallentano a +2,4% a/a). Al di fuori del manifatturiero, restano in profondo rosso l’attività estrattiva (-1,8% a/a) e la fornitura di energia (-2,4% a/a).

LA VOLATILITA’

Negli ultimi mesi i dati di produzione industriale stanno evidenziando, non solo in Italia, una certa volatilità. Nei principali Paesi dell’eurozona (Italia compresa), alcuni effetti legati alle giornate lavorative (in Italia il ponte festivo dell’Immacolata) avevano favorito un calo a dicembre, seguito poi da un rimbalzo a gennaio, che in pratica ha spostato “artificiosamente” crescita dal 4° trimestre 2015 al 1° trimestre 2016. Febbraio ha visto poi una correzione dopo l’ampio balzo di gennaio, e su marzo può aver pesato l’occorrenza della Pasqua (che statisticamente cade con più frequenza ad aprile). In altri termini, ciò suggerisce di non enfatizzare oltremodo le variazioni congiunturali della produzione, al netto delle quali il trend resta quello di ripresa, sia pure modesta.

LE PREVISIONI

In ogni caso, la produzione industriale è aumentata di 0,7% t/t nel 1° trimestre (dopo essere calata di -0,1% t/t nel 4° trimestre 2015). Per trovare un incremento più elevato occorre risalire al 2010. Dunque il dato non pregiudica la nostra previsione di una accelerazione del PIL a inizio 2016 rispetto alla fine dell’anno scorso. Manteniamo una stima di 0,3% t/t (da 0,1% di fine 2015), anche se il dato di produzione industriale segnala che i rischi su tale previsione sono verso il basso.

GLI ASPETTI NEGATIVI

Tuttavia, il fatto che l’output nell’industria non sia cresciuto in febbraio e marzo crea un effetto statistico negativo (pari a -0,3% t/t) sulla produzione nel trimestre in corso. Anche ad aprile, si può pensare a una crescita solo modesta (di qualche decimo) dell’output industriale.

LA PROSPETTIVA

Il punto è che, in termini di PIL, non basta un ritmo di 0,3% t/t mantenuto per tutto l’anno per raggiungere la previsione (governativa e nostra) di crescita media di 1,2% nel 2016. Ad oggi, non vi sono segnali che tale accelerazione sia imminente (anzi non si può del tutto escludere un rallentamento nel trimestre corrente).

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