C’è una Roma sparita stipata dentro un magazzino di un museo trasteverino. Memorie di un’era passata, testimonianze di una Roma che non c’è più: il ghetto prima delle demolizioni di fine ‘800, i prati di Monte Mario prima dell’urbanizzazione, il porto di Ripetta quando era ancora uno scalo fluviale. Non sono ricordi scritti, ma cronache dipinte, fotografie su tela, scorci disegnati e ravvivati dalla difficile tecnica dell’acquerello per mano di Ettore Roesler Franz, pittore e fotografo morto a Roma nel 1907. E proprio quando Ettore morì il comune capì che quelle tele erano una sorta di deposizione dipinta, di lascito testamentario di una Roma che fu. E allora il Campidoglio, già in possesso di 40 opere, finì per comprare tutta la collezione: 120 quadri, oggi 119 perché uno è andato smarrito. Qualche mostra – poche a Roma diverse all’estero -, ma l’intera collezione non è stata mai esposta al completo: sempre mozza, incompleta, a spicchi.

IL MUSEO FANTASMA

Oggi questi dipinti di reconditi angoli che raccontano la vita romana di fine ‘800, sono quasi tutti relegati in un “cassetto” di un posto che quasi non esiste: il museo di Roma in Trastevere. Nessuna indicazione da piazza Trilussa, nessun cartello da piazza Santa Maria in Trastevere, così poco segnalato in tutta la “sua” zona che potrebbe sembrare un gioco: “Trovami, scoprirai il museo della Roma nascosta”. Ti butti nelle strade affollate, segui l’orda di turisti e riesci ad arrivare a piazza di Sant’Egidio. L’ansia sale, la curiosità sulla Roma di un tempo, attraversati quei vicoletti, aumenta. Guardi la scelta delle mostre in corso: “Patagonica, paesaggi dalla fine del mondo”, o ancora “World Press Photo 2016”. La Roma pittoresca, passata, di cui si hanno poche tracce è esposta in una manciata di quadri, il resto è in magazzino. Gioco finito.

ROMA SPARITA (DUE VOLTE)

 “La collezione dovrebbe essere posta in una sala speciale con una grande carta topografica della vecchia Roma in cui io darei indicazioni dei luoghi dove sono stati ripresi i quadri e questo faciliterebbe gli studiosi delle future generazioni nel capire quale era l’aspetto di Roma prima dei presenti mutamenti”, questi i desideri non esauditi dell’artista romano che dipingeva una Roma non ancora capitale, adornata da una piazza Venezia più spoglia, attraversata dalla povertà dei rioni Trastevere e Monti, percorsa da strade del Ghetto di gran lunga diverse rispetto ad oggi.

E così quella Roma Sparita che Ettore Roesler Franz voleva fosse immortalata prima che si trasformasse irreversibilmente, finisce per sfuggire agli occhi dei romani e di milioni di turisti che passeggiano per la Roma trasteverina. I ricordi dell’epoca vengono diluiti dal tempo, nascosti dal buio, offuscati dalla polvere, rovinati dal disuso. E la Roma Sparita, restando chiusa a casa, sparisce due volte.

Ma se questi quadri, come chissà quanti altri, fossero in gestione di un privato invece che di Zètema Progetto Cultura, ente strumentale di Roma Capitale, se ne farebbe un uso diverso?

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