L'analisi di Phillipe Ithurbide, global head of research di Amundi

E’ fuori questione che i mercati finanziari preferiscano la Bremain. Ciò non muterà ovviamente una situazione complessa, ma si tratta di una situazione conosciuta e che ha fatto parte della quotidianità per molti anni.

Per contro, una Brexit rappresenta un salto nel buio: non tutto sarà deciso rapidamente (ci vorranno due anni prima che il Regno Unito esca ufficialmente), ma nessuno sa come verranno risolti i problemi prima illustrati. Quindi si può scommettere sull’ipotesi di reazioni estreme che provocheranno un ampliamento degli spread del credito e un indebolimento della sterlina, ma anche dell’euro.

Sembra ragionevole non scommettere su un apprezzamento dei titoli britannici: qui è in corso una lotta tra una sterlina debole (favorevole) e la fine degli accordi commerciali e l’impatto (negativo) su alcuni settori importanti. Di fronte a queste incertezze, dovremmo conviene ritenere probabili dei deflussi di capitale sia dal Ru, sia dall’Ue.

All’occorrenza la Bce potrebbe approfittarne per accelerare i suoi acquisti di attivi, e ciò rende i mercati del reddito fisso dell’Ume una zona relativamente protetta.

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