Scriveva Salvatore Tramontano a poche ore dal voto milanese:“Beppe Sala, vale la pena ricordarlo, è lo stesso signore che per i lavori della sua casa a Zoagli ha scelto l’architetto meno opportuno, cioè lo stesso a cui aveva affidato – da commissario di Expo, e senza gara di appalto – i lavori per i padiglioni. Beppe Sala è quello che non ha inserito nella dichiarazione giurata come manager pubblico una casa a Sankt Moritz. Ed è sempre lo stesso Beppe Sala che ha perso la memoria su una partecipazione da un milione di euro in una società in Romania o nella Kenergy, azienda che si occupa di fotovoltaico in Puglia. Davvero il Pd ha il coraggio di parlare di trasparenza? Con che faccia? La stessa, a quanto pare, che si è vista a San Pietroburgo. Una faccia tosta.”

Questo è, tuttavia, il Sindaco che, metà degli elettori –votanti milanesi, hanno scelto a governare Milano. Con il 25 % dei voti degli elettori, considerato il 50% di coloro che hanno disertato le urne, Giuseppe Sala è chiamato a guidare la città economicamente più importante d’Italia. Speriamo che non venga gestita con la stessa “ diligenza del buon padre di famiglia” con cui l’ex commissario ha guidato EXPO 2015: dal 2008 ad oggi lo Stato nei suoi vari ambiti (governo, comune di Milano, provincia di Milano, città metropolitana di Milano, Regione Lombardia, Camera di commercio di Milano) ha iniettato in Expo 2015 la bellezza di 1.258.757.215 euro, quasi in miliardo e trecento milioni di euro, a conclusione del suo incarico l’ex commissario lascia un conto da pagare di 1,1 miliardi.

Ancora una volta il blocco sociale e politico culturale che da molti, troppi anni, domina a Milano, è riuscito a prevalere. Parisi fermo al 48,30% non è riuscito a rappresentare quell’alternativa di cui la città aveva bisogno. La casta milanese è andata tutta a votare, mentre la maggior parte del terzo stato produttivo e dei diversamente tutelati ha preferito disertare il voto, cui si è aggiunta anche la scelta improvvida di Nicolò Mardegan, con il suo appello al voto nullo o alla scheda bianca, espressione più di un sentimento di frustrazione che di meditata realistica scelta politica.

Va aggiunto che la coalizione riunita attorno a Parisi non era sicuramente coerente da un punto di vista politico culturale, dato che riuniva esponenti di partiti di alternativa al governo (Forza Italia e Lega) con quelli di alcuni ondivaghi parlamentari del NCD e Area Popolare reggicoda del governo renziano. Una miscela indigesta per molti elettori del centro-destra meneghino che hanno preferito il non voto al sostegno a un ircocervo di ambigua espressione politica.

Gli è che, alla fine, per sedicimila voti in più a favore di Sala, sarà l’abortista Bonino a diventare assessore, mentre la nostra Paola Bonzi, la più qualificata esponente del diritto alla vita, avrà vissuto un’interessante parentesi della sua assai più proficua e benemerita azione sul piano sociale e assistenziale.

Ora entriamo nella nuova fase verso il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale e contro l’Italicum.

Ettore Bonalberti

www.alefpopolaritaliani.it

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