Francesco Merlo è volato fino in Canada per intervistare Nichi Vendola che, a Montrèal, sta sperimentando la genitorialità assieme al suo compagno Ed.
Merlo è garbatissimo. Parole e descrizioni hanno la tenerezza dei pupazzetti di gomma che si buttano nelle tinozze in cui si fa il bagnetto. Attraverso l’interlocuzione con il leader della sinistra radicale, Merlo sbozza l’atmosfera di amore che ha accolto il nuovo nato. Un bimbo, non c’è dubbio, assai fortunato. Che vive dentro l’acquario di questa nuova, moderna, tridimensionalità monosessuata. A Terlizzi in Puglia – città natale di Nichi Vendola – le fate sono ignoranti, a Montrèal invece sono acculturate, hanno apertura mentale è un reddito pro capite tra i più alti al mondo.
Attorno al bimbo, ruotano tutta una serie di figure dai nomi assai evocativi: portatrici, gestatrici, donatrici. Tutto è pulito: il giardino, il fasciatoio, il sentimento. L’amuchina è la vera sovrana di questa modernità laica, civile e progredita.
Forse, tra qualche tempo, tutto questo diventerà ordinario. O forse lo è già. Dal Rightland del Quèbec allo Jutland di Cristiania, per dire, il problema di non fare cooperare la carne maschia con la carne femmina per produrre terza carne è diventato una questione di Stato al punto che un’emittente televisiva ha lanciato una serie di spot che spingono la popolazione scandinava a praticare l’arte dei conigli.
Sembrano proprio cose dell’altro mondo, per dirla con Giuliano Ferrara. Mi sono tornate alla mente le conversazioni contadine che Danilo Dolci, con l’aiuto di Franco Alasia, teneva ogni giovedì sera a Partinico agli inizi degli anni 60. Conversazioni in cui, maieuticamente, il Gandhi di Sicilia, cercava di far discutere in modo consapevole persone non sempre attrezzate dal punto vista culturale. Uno di quei giovedì sera, il tema fu la notizia che l’uomo aveva spedito un razzo sulla Luna. Una cosa dell’altro mondo, appunto. Interrogato sull’argomento Alfio pigliò e disse:-Quando ero piccolo e dormivo nei campi, mi veniva la voglia di guardare la Luna. Mio padre mi diceva di non guardarla, che non ero degno di guardare la Luna. Ma ora io la guardo. La Luna è un piccolo ristoro dei santi. Quando il tempo è sul sereno, se si vede una specie di striscia bianca, dicono che è la Scala gentilizia, la strada che si fa con la carrozza per andare in paradiso-.

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