Classe 1986, guardia giurata, americano originario della città Port St. Lucie, in Florida, figlio di genitori afgani. È questo l’identikit di Omar Saddiqui Mateen il killer che nella notte tra sabato e domenica ha fatto irruzione in un locale gay a Orlando, in Florida, uccidendo 50 persone e ferendone 53 nella sparatoria di massa più sanguinolenta della storia americana (qui la cronaca dei fatti).

OMAR SADDIQUI MATEEN: UN “COMBATTENTE DELLO STATO ISLAMICO”

Per molte ore, dopo la strage, si sono susseguite teorie e notizie sul movente che avrebbe spinto il 29enne a compiere l’atto e sulla sua personalità: militante jihadista o squilibrato omofobo? Fino a che, intorno alle 20:30 ora italiana è giunta la rivendicazione dello Stato Islamico: «L’attacco che ha preso di mira il gay club di Orlando, in Florida, e che ha provocato 100 tra morti e feriti, è stato compiuto da un combattente dello Stato islamico», si legge nel testo della rivendicazione pubblicato dall’agenzia A’maq e diffuso su Twitter da Site Group.

Rita Katz, direttrice di Site, già qualche ora prima che fosse resa nota la rivendicazione aveva pubblicato su Twitter le foto dell’attentatore, spiegando come i jihadisti avessero celebrato la strage come il «miglior regalo per il Ramadan», twittando frasi del tipo: «Possa Allah accettare l’eroe che ha ispirato altri a compiere atti simili».

Mateen era noto all’Fbi ed era una delle cento persone sospettate di essere simpatizzanti dell’Isis. Man mano che passano le ore, si aggiungono sempre maggiori dettagli alla notizia, come quello che il senatore repubblicano Adam Schiff, membro della commissione di Intelligence alla Camera Usa avrebbe riferito alla Cnn. Ovvero che Omar Mateen aveva telefonato al 911 dicendo all’operatore di voler giurare fedeltà al leader dell’Is, Abu Bakr al-Baghdadi.

La strage, tuttavia, non sembrerebbe essere stata coordinata direttamente dallo Stato Islamico. Il che suggerisce che Omar Saddiqui Mateen fosse un “lone wolf”, un lupo solitario.

LE ORIGINI E IL MATRIMONIO

Il killer, nato a New York, si era trasferito da giovane in Florida. Aveva studiato alla Martin County High School e si era diplomato in scienze nel 2006. Nel 2009 Omar Mateen aveva sposato una ragazza del New Jersey, i due avevano poi divorziato due anni dopo. Al Washington Post, che l’ha intervistata, la donna ha detto che Meteen «non era una persona stabile». La giovane ha spiegato che, durante i pochi mesi di matrimonio, «non aveva dato alcun segno di essere caduto sotto l’influenza dell’Islam radicale, possedeva una pistola di piccolo calibro e lavorava come guardia giurata in una struttura per giovani delinquenti».

IL PADRE, UN SOSTENITORE DELLA POLITICA DEI TALEBANI AFGHANI

Sempre il Washington Post  ha rivelato che il padre del killer di Orlando, Mir Seddique Mateen, sarebbe un sostenitore della politica dei talebani afghani. Il quotidiano ha scritto che l’uomo in passato ha condotto una trasmissione tv chiamata “Durand Jirga” sul canale “Payam-e-Afghan”, in onda dalla California. In uno dei suoi video rintracciabili su YouTube, Mateen esprime sostegno ai talebani: «I nostri fratelli del Waziristan, i nostri guerrieri nel movimento e i talebani dell’Afghanistan stanno risollevandosi».

IL MOVENTE OMOFOBO

Subito dopo la strage, Saddique, si è scusato a nome della famiglia e, parlando con la Nbc, aveva affermato che l’azione del figlio «non ha nulla a che fare con la religione». Il movente del folle gesto, secondo lui, sarebbe ricollegabile a un episodio di un paio di mesi fa, quando il killer «si era arrabbiato dopo aver visto due uomini scambiarsi baci ed effusioni a Miami». Il padre di Omar Mateen ha poi aggiunto: «Dico che ci scusiamo per tutto quanto sia accaduto. Non eravamo consapevoli di nulla di quello che nostro figlio stava per compiere. Siamo sconvolti come sconvolto è l’intero Paese».

UN SOGGETTO NOTO ALL’FBI

Ma, come anticipato, Omar Saddiqui Mateen non era un nome sconosciuto agli agenti di polizia. L’Fbi ha confermato che per due volte, la prima nel 2013 e la seconda nel 2014, il killer «era stato identificato, interrogato, posto sotto indagine e sorveglianza», ma poi non sono emersi elementi per perseguirlo e procedere con le indagini». Nonostante questo, Mateen lavorava in una società di sicurezza privata, la G4S, e aveva un porto d’armi con scadenza settembre 2017. In una serie di foto pubblicate su myspace, e che stanno rimbalzando su tutti i media americani, l’uomo appare in diverse pose. In alcuni degli scatti indossa magliette dello Nypd, il New York police department.

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