Fatti, numeri e parole

La sconfitta era stata annunciata, ma non ci si immaginava che fosse di queste dimensioni. Che Valeria Valente sarebbe arrivata terza alle amministrative di Napoli dietro a Luigi de Magistris e Gianni Lettieri, lo avevano scritto tutti i giornali partenopei riportando i più disparati sondaggi.

I CONFRONTI

In ben pochi però avrebbero scommesso che la candidata orfinian-renziana venisse addirittura doppiata dal sindaco uscente; e soprattutto, nemmeno le previsioni più nefaste avevano adombrato nubi sul Partito democratico tali da farlo piombare all’11,72 per cento in città, con un’emorragia di quasi 90mila voti rispetto alle Europee del 2014, essendo passato da 130.672 consensi (pari al 40,86 per cento) ai 41.185 di domenica. Altri tempi e altro tipo di elezioni, è vero, ma nemmeno il confronto con le regionali dell’anno scorso regge: il Pd sotto il Vesuvio al traino di Vincenzo De Luca viaggiava al 21,03 per cento (60.002 voti). Copione analogo nel raffronto con le amministrative di 5 anni fa, quando con la perdente candidatura del prefetto Mario Morcone idem si fermarono a un deludente 16,59 per cento (68.018). Questa volta invece Valente e soci, con la regia dei segretari provinciali e regionali Venanzio Carpentieri e Assunta Tartaglione, entrambi di stretta osservanza renziana, sono riusciti a fare peggio. Molto peggio.

UMORI E MALUMORI

Tanti, troppi gli errori commessi. A partire dall’ennesima figuraccia andata in scena con le primarie che è costata la spaccatura con l’area a sostegno di Antonio Bassolino, il quale ora se la ride sotto i baffi. Così come la creazione di una coalizione sbilanciata verso il centro, che ha lasciato a de Magistris libertà d’azione nel conquistarsi tutta l’area di sinistra e tutto l’elettorato grillino di protesta rimasto pressoché orfano dopo la candidatura del brianzolo e juventino Matteo Brambilla che manco è arrivato al 10 per cento nonostante il simbolo dei 5 Stelle.

LE ALLEANZE CONTROVERSE

A proposito di alleanze, emblematico è il caso del patto siglato dalla Valente con Denis Verdini e tutta la sua truppa di cosentiniani campani guidati dal vulcanico senatore Enzo D’Anna. Tra le foto che immortalavano sorridenti la candidata con l’ex plenipotenziario berlusconiano pluri-indagato, le invettive del solito D’Anna contro Roberto Saviano e la sua scorta, l’eterna polemica di un Patto del Nazareno sotterraneo, sono forse più i voti ai quali il Pd ha dovuto rinunciare in forza di questo insolito abbraccio che non quelli effettivamente conquistati grazie all’accordo.

I RISULTATI DI VERDINI E ALFANO

La lista di Ala (Alleanza liberal-democratica), declinazione territoriale del gruppo parlamentare creato da Verdini, s’è fermata a un misero 1,44 per cento, pari a poco più di 5mila voti. Insomma, non ha spostato gli equilibri per la Valente, distaccata di quasi 3 punti percentuali dal secondo posto conquistato da Lettieri. E c’è già chi scommette che senza quell’alleato ritenuto imbarazzante, forse i dem avrebbero potuto racimolare qualche voto in più. Discorso simile va fatto per l’altra sbandieratissima alleanza, quella con il Nuovo Centrodestra che sotto al Vesuvio ha voluto a tutti i costi a sostenere il Pd ma s’è dovuto accontentare del 2 per cento conquistato dalla sua lista Napoli Popolare.

LA REAZIONE DI RENZI

Resosi conto del disastro elettorale andato in scena a Napoli, Matteo Renzi ha deciso una volta per tutte di mettere le mani al partito cittadino, dopo che l’ha lasciato dilaniarsi al suo interno e l’anno scorso non ha interferito nella corsa di De Luca che ha vinto nonostante il Pd. Adesso il premier e segretario invoca un commissario per i Democratici partenopei. Nel frattempo, c’è già chi annuncia il sostegno a de Magistris al ballottaggio, come il consigliere regionale Gianluca Daniele della minoranza di Area riformista. La guerra tra correnti quindi è già ricominciata. Auguri al futuro commissario.

(Pubblicato su Italia Oggi, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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