L'approfondimento di Rossana Miranda

Lo stadio San Siro, a Milano, era commosso per la vittoria del Real Madrid nella finale di Champions League. Il Presidente Florentino Pérez ha alzato la Coppa, dedicando il successo ai tifosi uccisi in Iraq, due settimane fa, da alcuni terroristi, mentre guardavano in un bar la partita del club spagnolo. Il giorno della finale, altri 12 morti davanti a uno schermo che trasmetteva la finale di Champions League. Nel 2015, lo Stato Islamico ha ucciso un gruppo di ragazzi che guardava una partita della Coppa Asiatica e ha condannato a 80 frustate chi aveva guardato il classico Real Madrid-Barcellona.

I MONDIALI IN QATAR

Oltre all’attentato fallito allo stadio Saint Denis, durante la partita Francia-Germania, l’Isis ha pubblicato anche una lettera diretta a Joseph Blatter, allora presidente della Fifa, nella quale il dirigente veniva avvertito di non concedere al Qatar di ospitare i Mondiali di calcio 2022, perché in quel momento “il Califfato avrebbe avuto il controllo della regione e ne avrebbe vietato lo svolgimento”. Gli Europei di calcio, che quest’anno si svolgeranno in Francia, sono sotto la minaccia di Isis, che ha promesso più di un attentato terroristico.

IL CALIFFO CALCIATORE

E pensare che Osama bin-Laden incitava i suoi fedeli a giocare calcio perché “il profeta Maometto consigliava l’esercizio fisico per mantenere il corpo sano”. Un articolo del Telegraph sostiene che Abu Bakr al-Baghdadi, il califfo dell’Isis, sia stato un ottimo calciatore, senza contare che attraverso il calcio è più facile arruolare giovani combattenti.

CODICI RELIGIOSI

Nei territori controllati da Isis il calcio – come tante altre attività – è vietato. Secondo il sito ARANews, l’Isis ha proibito anche l’uso di abbagliamento sportivo a Mosul. La vendita e l’uso di magliette o scarpe sportive è qualificata dalla “hisba” (polizia religiosa) come “un’imitazione degli infedeli occidentali” e la nudità che implica portare pantaloncini corti è contro i precetti religiosi islamici. Ali al-Ahmed, analista saudita, spiega che “le gambe e le ginocchia sono scoperte quando si gioca calcio, e questo è vietato dal Corano”. I jihadisti considerano il calcio un elemento che distrae la popolazione dai doveri religiosi, dunque chi lo pratica deve essere punito. Gli estremisti islamici vogliono imporre uno stile di vita molto simile a quello vissuto da Maometto.

DIVIETO CONFUSO

Un articolo pubblicato da Vice News Sport racconta che il tema del calcio “non è trattato da nessuna parte. Non c’è nessuna legge che lo vieti. Ma per le strade, nelle moschee e nei centri di comunicazioni dicono che è proibito. Il divieto è abbastanza confuso. A Manbij i bambini con più di 12 anni possono giocare, mentre a Deir Azzor no. In Siria tutto cambia a seconda della zona”. Il divieto, tuttavia, non riguarda i combattenti stranieri; un altro elemento di discriminazione della società jihadista.

IL CALCIO SAUDITA

Oggi, in Arabia Saudita, la tolleranza per il calcio è migliore rispetto a 20 anni fa. Comunque, l’analista saudita ricorda che questo continua a essere argomento di confronto tra i leader religiosi wahhabi, che sono più vicini ideologicamente all’Isis, come si vede in questo video dello sceicco Adel al-Kalbani, ex iman della Grande Moschea di La Mecca.

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IL PALLONE NELLA SIRIA LIBERA

Nelle zone controllate dall’Esercito Libero Siriano il calcio è uno sport libero. Da quanto si legge su Vice News Sport, Orwa Kanawati, fondatore della nazionale della Siria Libera, dice con orgoglio: “Qui possiamo giocare senza rischiare l’esecuzione. Nonostante la guerra, nelle zona controllate dalla forze rivoluzionarie si gioca calcio. A Homs, Idlib, Deraa, Aleppo e altre zone di Damasco, giocano a pallone piccoli e grandi […] Ci sono 75 club e una league di 40 squadre a Idli”.

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