Caro Matteo,

ancora una volta ti scrivo una lettera, pubblica. Come sempre non risponderai. Ma questo va bene. Hai troppi impegni per poter rispondere a una singola persona. Approfitto però, di nuovo, per ribadire quel che ho cercato di fare in diverse altre occasioni, specialmente in Assemblea Nazionale del nostro Partito. Quando salivo sul palco per parlare, tu scendevi. Ahimé. Non ci siam ma potuti realmente confrontare.

Queste elezioni amministrative al primo turno ci dicono una cosa: la Politica soffre e il PD non se la passa bene. Nell’Assemblea di luglio 2015 ci hai detto che del partito non volevi occupartene. Tranquillo che si è visto molto bene! All’ultima Assemblea ci hai detto invece che hai bisogno dell’aiuto di tutte e tutti noi, perché da solo non ce la fai, a cambiare il paese. Applausi. Ed ero ben felice di questa tua posizione. Caspita, mi son detto, finalmente si discute del partito, di come riformarlo e di come si vuole collaborare, insieme, uniti nella diversità, per guidare al meglio questo Paese.

Poi arriva il post-elezioni e dici di voler entrare nel partito con il lanciafiamme. Mi chiedo: quale logica sta sotto questa affermazione? Che tipo di collaborazione vuoi esattamente? Appare forse di più come un tentativo di sbarazzarti di chiunque non la pensi come te. Ma questo non è un confronto democratico né un bene per il partito. Specialmente in vista di un ballottaggio difficile che rischia di vederci perdere a Torino, Milano, Roma e pure Bologna. Sarebbe una catastrofe. E di questo condivideresti una buona fetta di responsabilità. Dopotutto, ci hai messo sempre la faccia. E sei il Segretario: onori ed oneri.

Personalmente rientro in quella vasta gamma di fantasiose denominazioni che hai creato: palude, gufo, conservatore, iettatore e non so più. Peccato che non sia vero niente. Perché io come tanti altri, sono rimasto in questo partito credendo nel suo progetto originario, nei suoi valori e nelle sue potenzialità. Ho pagato di tasca mia parecchi soldi per tenere in vita questo partito, il circolo che rappresento, e ho partecipato sempre alle assemblee nazionali da quando sono delegato, perché speravo che si discutesse del partito, delle cose da cambiare, delle primarie che non funzionano, degli opportunismi e dei trasformismi, ma niente. Ho sempre assistito a un bellissimo show, un comizio permanente del presidente del Consiglio, ma mai ho sentito il Segretario del partito. E insomma, lo ho detto all’ultima Assemblea, io vorrei occuparmi di questo partito. Altrimenti non investirei tempo, soldi ed energie. Dopotutto, ogni incontro in streaming è chiaramente rivolto all’esterno. Non parli mai all’interno. Non parli alle delegate e ai delegati. Ma ti rivolgi a chi ascolta e guarda da casa, alla stampa. Ma questo non va proprio bene.

Vivo una realtà diversa, nel partito tedesco. Al congresso nazionale della SPD Sigmar Gabriel, di cui non sono un grande sostenitore, per tante ragioni, è rimasto due giorni seduto, assieme agli altri, ad ascoltare oltre 900 pagine di proposte, richieste, critiche elaborate dai circoli in tutta la Germania. A fare discussioni, votazioni e a confrontarsi con delegate e delegati. Ma è troppo chiedere al mio Segretario di occuparsi seriamente del partito che dovrebbe rappresentare? No, è il minimo che esigo.

Adesso, poi, andiamo verso il Referendum costituzionale e questo prenderà tutte le energie a disposizione. Ma il rischio è che tutto ci sfugga di mano. Oggi al Corriere della Sera, in un’intervista con la giornalista Meli, affermi: ”Dobbiamo cambiare di più il Pd, non di meno. Ci parliamo tra noi e invece dovremmo parlare alla gente. Vorrei ci occupassimo del fututo del Paese, non del futuro dei parlamentari’‘.

Mi fa molto piacere! Condivido e ti appoggio. Ma è esattamente quello che molte e molti di noi, della tanto odiata minoranza, ti dice da ormai tre anni. Il cambiamento vero non è ancora iniziato. Hai riciclato e certamente non rottamato. Una lunga lista di novelle e novelli Paolo da tarso che si son folgorati sulla strada per Firenze? Permettimi di avere qualche dubbio. Per condivisione improvvisa di valori e aspirazioni politiche alte? O per opportunismo e per “sopravvivenza politica”? Chissà. Ma hai imbarcato soggetti ancora più deplorevoli pur di tenere questa barchetta a galla, in un mare di problemi. Capisco che il ruolo di Presidente del Consiglio imponga un dialogo con tutte le forze politiche, anche con Verdini, ma un conto è parlarci un altro amoreggiarci e andarci pure a letto, metaforicamente parlando ovviamente.Napoli ci consegna l’esito di questa sventurata scelta. E certo, il problema è anche che nei territori, abbandonati a se stessi. Ci sono potentati e comitati elettorali. Vero, ma dimmi, come pensi di cambiare il partito e poi il paese se non inizi un confronto serio interno, soprattutto con quella parte di partito che non ti ha sostenuto alle primarie, ma che lealmente è rimasta presente per aiutare a costruire un’alternativa per il PD e non al PD? Il fatto di essere rimasti, malgrado i mal di pancia e le tensioni, non merita forse una valutazione diversa? Non sarebbe più saggio ascoltare chi ti fa presente quel che non va, invece di limitarti ad ascoltare chi ti dice che tutto va bene?

Hai ragione anche sul bisogno di parlare alla gente. Vero! Ma c’è una cosa da chiarire: questo lo abbiamo sempre voluto e fatto. Mentre tu picconavi i tuoi stessi militanti a colpi di gufi, civette e allodole, noi tenevamo le fila. Ma queste fila, si sfilacciano via via che un certo linguaggio viene utilizzato, dalle “balle” sui referendum per chi sosteneva il Sì, al lanciafiamme che vorresti usare per farti un arrosto di chi non rientra nella categoria che preferisci. Chissà poi quale è. Le parole, diceva qualcuno, contano. E contano molto, specie quando poi c’è da chiedergli il sostegno. Sulla base di quali premesse?

Come partito abbiamo una vocazione: convincere le persone, quante più possibile, della bontà e validità delle idee che sosteniamo. Per questo è importante aprirsi, ma guardando a quella comunità politica che condivide una visione di mondo su cui è nato il progetto del PD. Valori che dovrebbero essere sempre lì, a indicarci la strada: equità, giustizia sociale, uguaglianza, solidarietà, rispetto delle regole e legalità, lotta all’opportunismo e al carrierismo, meritocrazia non da propaganda ma di sostanza. E posso continuare. Ebbene, credi che questi valori siano ancora la base di questo progetto di centro sinistra o no? Devi dirlo chiaramente. Continuiamo a perdere sostegno perché la gente non capisce più chi è con chi e cosa è cosa. La minoranza del tuo partito, quella che è rimasta per combattere insieme una battaglia che possa aiutare l’Italia e tenere il PD unito, ha le idee chiare. Il nostro PD sta a sinistra. Una parola che non è affatto priva di significati e di valore. Noi non possiamo accettare che per inseguire un voto qua e là, si perda la nostra anima. Che il PD perda la sua anima. Un partito che cambia valori e visioni in base all’umore del momento non è un partito, non so cosa sia, un comitato elettorale forse. Un’espressione assai brutta di quel che la Politica non dovrebbe essere. Vogliamo combattere davvero il familismo amorale? L’opportunismo becero? Gli interessi personali? Facciamolo! Ritorniamo ad essere rappresentativi di qualche cosa, altrimenti evaporiamo.

Abbiamo una vera sfida davanti a noi, oggi più che mai, ed è lo stare insieme. Uno stare insieme che sia di rispetto reciproco, di impegno e di voglia di fare bene, per il partito e per il paese. Iniziamo quindi a discutere seriamente di cosa siamo, di cosa vogliamo essere e di dove vogliamo andare. Ancora una volta rinnovo, come tanti altri, la volontà di un confronto serio e di una collaborazione vera. Qua una mano tesa, la stringi? Accetti la sfida?

Federico Quadrelli

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