L'analisi di Marcello Inghilesi

Il 12 luglio Emmanuel Macron, giovane ministro dell’Economia francese, ha organizzato un meeting di un movimento da lui creato, “en marche”, in marcia, perché “tutto questo (la politica attuale) cessi…questo mondo è vecchio, usato, stanco, bisogna cambiarlo”. Dice Macron “sono di sinistra; è la mia storia; la mia famiglia”.

Hollande l’aveva imbarcato nel Governo quando Moscovici fu trasferito all’Economia a Bruxelles. Era un volto nuovo, pulito, con buoni studi e un passato qualificato. Ottimi studi. laureato a “Sciencepo”, inizio accademico in filosofia, diplomato all’Ena, assunto a 30 anni alla Banca d’affari Rotchild, con successiva carriera folgorante; preso infine da Hollande a 37 anni, prima come segretario generale aggiunto della Presidenza, poi come ministro dell’Economia. Dunque la sua origine professionale è la finanza, la banca d’affari, a a un anno dalle presidenziali lancia il suo movimento degli “uomini del fare”, e della rottamazione della vecchia politica, e tiene a precisare di lanciarlo dal suo trampolino di sinistra. “Usa la sinistra per fare la destra” dicono i vecchi socialisti.

Il primo Ministro Valls ha subito voluto mettere le cose in chiaro. Macron non può stare in un governo e in un partito che vuol rottamare, decida: o dentro o fuori. La maggior parte dei socialisti sembra pensarla così. Hanno aspettato il discorso intervista del presidente Hollande , per la festa nazionale del 14 luglio. I francesi si aspettavano una scelta del presidente, anche tenuto conto dell’aut-aut di Valls nei confronti di Macon. E, invece, nessuna scelta. “Macron l’ho portato io,  è un ministro bravo e ha fatto cose buone. Come tutti deve rispettare le regole di squadra. Rispettarle è stare al governo, non rispettarle è andar fuori”.

E allora? Macron ha fatto un’assemblea di un movimento non socialista (costola del socialismo?), contro le politiche attuali, contro la “vecchia” Francia. Hollande non ha risposto, ma in sostanza ha fatto una conferenza stampa (riservata a due soli giornalisti ), senza dire nulla di nuovo. Ha sempre giocato in difesa, giustificando tutti i suoi mancati impegni, con le colpe del passato, il terrorismo e la congiuntura internazionale. Quindi, un parlare sciapito, finito con l’inno alla coesione sociale e culturale di un “grande e forte Paese, come la Francia”.
Poiché Hollande è della scuola mitterandiana, e quindi machiavellica, viene un dubbio: non è che l’uscita di Macron sia stata con lui concordata? Siamo a meno di un anno dalle elezioni presidenziali francesi, i candidati si stanno preparando alle “primarie”, i sondaggi danno i socialisti perdenti, soprattutto con Hollande. Danno anche la Le Pen al ballottaggio, perdente contro Juppé, candidato possibile del centro-destra, ma vincente contro Hollande, se questi dovesse essere il candidato del centro sinistra. Se tali sondaggi dovessero “stabilizzarsi”, la mossa machiavellica potrebbe essere quella di preparare un candidato nuovo “di sinistra”, non un socialista di partito, spostatosi a destra e gradito alla finanza. Manuel Valls, primo Ministro, giovane virgulto del partito, nato con Michel Rocard, e quindi piuttosto socialdemocratico, si è messo comprensibilmente in agitazione. “Se si deve andare a destra, chi meglio di me”” deve essersi detto. Ma lui ha il Paese contro, perché è a lui che vengono attribuiti i fallimenti di Hollande, essendo stato proprio lui il suo fedele primo esecutore.

Nei prossimi giorni vedremo. Se Hollande non licenzia Macron, possibile candidato alle prossime presidenziali, significa che la congiura machiavellica è in corso e che il muro destra-sinistra viene spostato a destra, per seguire gli elettori (pratica ormai nota e diffusa). Altrimenti, l’iniziativa del rampante ministro dell’Economia è solo sua e forse delle lobbies finanziarie che gli stanno dietro. Lobbies che non resteranno a guardare le elezioni francesi, che non apprezzano la vecchia politica degli Hollande o dei Juppé (allora meglio Sarkozy) e che, sicuramente, sono contrari all’ascesa di Marine Le Pen.

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