In queste ore il glorioso simbolo dello scudo crociato è stato ancora una volta imbrattato dalla brutta storia dei fratelli Pizza e delle tangenti che sembra coinvolgere molti esponenti della politica e delle istituzioni italiane; ovviamente si attendono i processi per sentenze non solo mediatiche.

Pino Pizza (Giuseppe), già incolore Delegato nazionale del MG della Dc, continua impropriamente e illegittimamente a rivendicare l’uso del glorioso simbolo della DC che fu il titolo che gli permise di farsi nominare sottosegretario in uno dei governi Berlusconi. Va ricordato che la stucchevole vicenda dell’assalto all’eredità della DC è stata definitivamente risolta tra tutti i diversi contendenti dalla sentenza della Cassazione a sezioni riunite n. 25999 del 23.12.2010, che ha deliberato l’inesistente diritto di alcuno ad erigersi a erede della DC, dato che il partito: “Non è mai stato giuridicamente sciolto”.

Che ci siano ancora in giro alcuni falsi eredi che continuano ad agitarsi come gli ultimi dei giapponesi per motivazioni e scopi diversi, non sempre commendevoli, nulla può aggiungersi all’esito definitivo di quella sentenza e spiace che, anche in queste ore, i media qualifichino Pino Pizza quale “segretario della DC”, col solo risultato di gettare altro fango alla storia del partito che ha retto le sorti dell’Italia per oltre quarant’anni.

Da parte nostra attendiamo con fiducia l’esito dell’ultima richiesta presentata al Tribunale di Roma da un gruppo di amici coordinati del prof Nino Luciani dell’Università di Bologna, a nome di oltre un decimo dei soci DC che nel 2012 rinnovarono l’iscrizione al partito “ mai giuridicamente sciolto”, per la convocazione dell’assemblea dei soci che potrà dire l’ultima parola coerente con la sentenza della Cassazione citata.

E sino ad allora: tutti fermi lasciando la Dc al giudizio della storia.

Ettore Bonalberti

Presidente A.L.E.F. (Associazione Liberi e Forti)
socio co fondatore PATTO DI ORVIETO componente del comitato di presidenza nazionale dei Popolari per l’Italia
Promotore del think tank: VENETO PENSA
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