L'articolo di Francesca Scaringella

Non si è fatta attendere la reazione di quei piccoli e medi editori che non si sono sentiti rappresentati e tutelati dalla decisione presa dall’Aie (Associazione italiana editori) di spostare il Salone del libro dalla storica sede di Torino, che lo ospita dal 1988 presso il Centro congressi Lingotto Fiere, a Milano. Con una lettera congiunta dieci case editrici (add editore, Edizioni e/o, Iperborea, LiberAria Editrice, Lindau, Minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, SUR e 66thand2nd) hanno indirizzato al presidente dell’Aie Federico Motta le loro dimissioni, spiegando di essere contrari sia alla scelta fatta sia alle modalità in cui è stata determinata.

La parte finale della lettera recita parole dure nei confronti dell’Associazione: “Ci auguriamo che, trattandosi di un’associazione che ha l’ambizione di rappresentare un’ampia parte del mercato editoriale italiano (il sito istituzionale parla del 90%: forse facendo riferimento ai fatturati e non certo alla reale pluralità dei soggetti operanti nel settore), ma il cui maldestro operato in questo frangente ha come primo effetto tangibile il venir meno di un numero consistente di soci e al tempo stesso il malcontento di altri soci che restano iscritti, la Presidenza dell’AIE voglia riconsiderare le sue posizioni e i suoi atteggiamenti, al fine di diventare davvero un soggetto rappresentativo, efficace e in cui tutti gli editori – pur con la naturale diversità, tema certo a noi molto caro – possano sentirsi ascoltati e riconoscersi”.
Motta ha replicato che per queste dimissioni l’Associazione è molto dispiaciuta, ma spiega anche che “con il progetto Milano non si vuole far altro che replicare il modello di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della Piccola e media editoria che Aie organizza e sostiene da 15 anni proprio per valorizzare l’editoria indipendente, a cui partecipano editori soci e non soci, sentendosi a casa loro”.

La città di Torino, naturalmente, ha incassato il colpo. Piero Fassino da ex sindaco e torinese doc ha preso la parola per dire che l’Aie con molta probabilità aveva considerato la decisione dello spostamento nel capoluogo lombardo già da tempo, non lasciando alcuna possibilità di confronto, anche se era stato palesato proprio il contrario. Il nuovo sindaco Chiara Appendino e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino sono già al lavoro per raccogliere quella che leggono come una vera e propria sfida. Nelle intenzioni della città quindi c’è rilanciare un nuovo format innovativo e competitivo, dove dare spazio ai piccoli editori e alle loro idee, il tutto insieme a canoni d’affitto degli stand ridotti.

Intanto l’Aie ha lasciato la Fondazione del Libro di Torino e ha dato mandato a procedere la realizzazione di una joint venture con Fiera Milano per il “Progetto Promozione del Libro”.
Tra Torino e Milano poi c’è anche la terza opzione, quella proposta da Giuseppe Laterza, ovvero Bologna. Un polo a suo dire pronto per lanciare una manifestazione che possa promuovere la lettura e non solo concentrarsi su un evento prettamente commerciale, come temono i piccoli editori nel caso la Fiera si dovesse spostare realmente a Milano, sede dei grandi gruppi editoriali.
Il ministro dei Beni culturali Franceschini nei giorni scorsi, quando ancora era solo una voce lo spostamento a Milano, aveva espresso la speranza che l’Aie ci ripensasse a causa del rischio di commercializzazione eccessiva della Fiera e anche il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini era intervenuta ai primi di luglio affermando che “duplicare e frammentare non è mai una politica di rafforzamento”. Ma adesso che la decisione è stata presa una dichiarazione ufficiale del ministro del Mibact ancora non c’è stata.

Una scelta dunque che spiazza. Sia perché Torino è luogo simbolo del libro sia perché arrivata in un momento particolare, che si incastona tra le vicende giudiziarie che hanno visto protagonista il Salone di Torino proprio in questi giorni, per l’indagine su una presunta turbativa d’asta proprio dell’edizione 2016 che ha coinvolto alte cariche del Lingotto Fiere e della Fondazione del Libro, e il cambio di amministrazione del capoluogo piemontese.

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