L'articolo di Antonino D'Anna

Vatileaks 2, the day after. È finita davvero? No: c’è ancora un piccolo lasso di tempo per presentare ricorso e passare dal Tribunale alla Corte d’Appello vaticana. Toccherebbe a Francesca Immacolata Chaouqui e Luis Angel Vallejo Balda appellarsi contro le condanne toccate loro: 10 mesi con la condizionale per lei, 18 mesi per lui. Laura Sgrò, avvocatessa della pierre calabrese, ha dichiarato nel corso di “Radio anch’io”, stamattina, di aver avviato una riflessione su un possibile ricorso; per quanto riguarda Balda, sembra che abbia deciso di accettare la condanna.

Vedremo. Nel frattempo però ci si divide tra chi festeggia e chi no. Ecco l’Agenzia Zenit, agenzia di stampa cattolica, per la quale: “Ciò che è evidente è che la Santa Sede ha voluto lanciare un messaggio forte e cioè che la misericordia – nell’Anno Santo ad essa dedicata – va di pari passo con la giustizia. Un messaggio rivolto specialmente a chi all’interno del Vaticano vive, agisce e lavora. Nella speranza che ai corvi che aleggiano tra le mura leonine vengano tarpate le ali. Una volta per tutte”. Posizione abbastanza opinabile.

Ancora: ecco Padre Federico Lombardi, il portavoce della Sala Stampa Vaticana, per il quale il processo si doveva fare. Malgrado Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi siano stati assolti per difetto di giurisdizione (non dovevano cioè essere neanche portati a processo), per Lombardi: “Per conoscere e valutare i diversi aspetti di questa situazione era giusto affrontare coraggiosamente anche la dimensione del ruolo e della responsabilità effettiva o meno dei giornalisti nella vicenda, nonostante le prevedibili polemiche a proposito della tutela della libertà di stampa”. E ancora: “Questa va certamente tutelata, ma la professione giornalistica può avere anch’essa dei limiti da rispettare se vi sono in concorrenza altri beni importanti da tutelare, ed è giusto verificare se questo è avvenuto o no”. Il punto è che i giudici del Papa non erano titolati a farlo.

Restano alcune dichiarazioni degli imputati. Ecco la Chaouqui, sulla sua pagina Facebook:
Ho vinto.
Assolta dal reato di divulgazione di documenti riservati. Assolta dall’associazione a delinquere per non aver commesso il fatto.
Condannata per il concorso per aver aiutato Balda. Falso ma sinceramente non mi importa. Era un atto politico dovuto.
Il Papa ora Sa che non l’ho tradito.
Ho affrontato l’inferno pur di dimostrarlo ma ci sono riuscita alla fine.
Ora torno alla vita di sempre. Al mio lavoro, alla mia famiglia. 
Io, Corrado e Pietro Elijah Antonio. 
La verità vince sempre, questa volta non è stata da meno.

Mentre Chaouqui festeggia, Fittipaldi parla di processo kafkiano ma, insieme a Nuzzi, ribadisce che la sentenza non è scontata e segna un punto di non ritorno. Insomma, il processo si conclude con la celebrazione di una vittoria da ambo le parti. Ma crediamo che la vittoria vera sia andata agli imputati. Mediaticamente e non solo.

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