Mixed feelings, direbbero gli americani. Reazioni (e sensazioni) differenti per i potenziali condannati del processo Vatileaks 2 che, ieri 4 luglio, ha visto le richieste del promotore di giustizia (il pm vaticano) Gianpiero Milano innanzi al Tribunale vaticano. Pene importanti e differenziate: 3 anni e 9 mesi per Francesca Immacolata Chaouqui, la pierre calabrese finita al centro dello scandalo; 3 anni e un mese a don Lucio Vallejo Balda, il monsignore targato Opus Dei ed ex amico della Chaouqui (insieme hanno lavorato alla Cosea, la Commissione voluta da Francesco per la riforma delle finanze papali); un anno e 9 mesi all’informatico di Balda, Nicola Maio; un anno con pena sospesa a Gianluigi Nuzzi, autore del volume Via Crucis; e assoluzione per insufficienza di prove per Emiliano Fittipaldi, giornalista autore di Avarizia.

In attesa che, entro il 6 luglio, giunga la sentenza definitiva (con tutte le implicazioni, anche di diritto internazionale, che potrebbe comportare: le condanne dovranno essere scontate in Italia come è possibile a termini di Concordato?), vediamo come i protagonisti della vicenda – in ordine decrescente di condanna – hanno assorbito il colpo. Escludiamo Balda che, per adesso, non ha rilasciato dichiarazioni; e Maio.

CHAOUQUI

La Chaouqui ha da sempre un canale proprio di comunicazione, che è rappresentato dalla sua pagina Facebook. Ha rappresentato un termometro di questo processo per tutta la sua durata, ed anche stavolta non ha fatto eccezione. È appena il caso di osservare che, se condannata, la Chaouqui potrebbe a buon diritto presentarsi come una madre di famiglia mandata in galera dal Papa nel corso dell’Anno della Misericordia. Uno colpo mediatico pesante da digerire per la Santa Sede, secondo alcuni osservatorir Presentatasi in aula con suo figlio Pietro (del quale è stato possibile seguire – sempre attaverso la sua pagina Fb – ecografie e gravidanza), la pierre calabrese ha affidato al social network le sue emozioni. Eccole.

Andando in Vaticano per le requisitorie. Diranno di me tutto il male, diranno che ho tradito il Papa. E avrei dato la vita per lui. Diranno parole di odio, chiederanno che sia condannata senza prove per un reato che non ho mai commesso. Ascolterò in silenzio, con Pietro Elijah Antonio. Tra le braccia. Lo porto con me perché questo processo è stato anche il suo calvario. Viene perché un giorno lotti anche lui per quella chiesa che giudica sua madre e che segnerà il suo destino con la mia condanna. Vorrei potervi dire che non ho paura… Ma non è vero. Ho paura come mai prima. Paura perché non è stata una battaglia ad armi pari. Domani parla il mio avvocato, unica e ultima speranza se non giustizia di verità. Che almeno resto. Per Pietro e per suo padre prima che per me. Vado, se potete pregate per noi.

In serata Chaouqui ha anche aggiunto:

#‎vatileaks‬ Sono stati chiesti 3 anni e 9 mesi per me non più l’accusa di aver consegnato documenti (non c’era la prova) ma l’accusa di aver ideato e ispirato la fuga dei documenti. Per Balda hanno chiesto 3 anni e 1 mese. 8 mesi meno di me. Lui reiconfesso, lui in carcere dall’inizio del processo, lui che ha ammesso di aver fatto tutto da solo. Nella richiesta c’è il livore della vendetta. Aspetto domani l’arringa del mio avvocato. Per il resto mi rimetto alla giustizia di Dio. Quella terrena ha fallito.

NUZZI

Il noto giornalista per adesso tace. Sulla sua pagina Fb non ci sono accenni alla richiesta di condanna, ma sull’account Twitter eccolo insieme ad Emiliano Fittipaldi con una frase molto chiara: “Vogliono separarci ma libertà di stampa rimane una sola”. Nuzzi alle 17.36 del 4 luglio ha annunciato la richiesta di Milano che lo riguarda con un breve tweet.

FITTIPALDI

Il giornalista dell’Espresso è sollevato. E ribadisce di aver fatto il suo dovere. Eccolo su Fb:

Oggi i magistrati vaticano hanno fatto le loro richieste. Felice che, come ho sempre sostenuto, l’assoluta inesistenza di prove li abbia portati a chiedere la mia assoluzione. Sconcertato per la richiesta per il mio collega Nuzzi (un anno), e per il fatto che i giornalisti sarebbero colpevoli di aver “condizionato psicologicamente” le fonti. Per scrivere “Avarizia” non ho “condizionato psicologicamente” nessuno: ho solo fatto il mio dovere, raccogliendo da più di una dozzina di fonti documenti e notizie vere sulle spese e gli sprechi dei faraoni (così li chiama Francesco) del Vaticano.La sentenza è prevista tra mercoledì e giovedì. Vedremo.

Si sta arrivando dunque alla fine di un processo. La richiesta più alta in testa alla Chaouqui lascia ipotizzare il maggior peso dato dagli inquirenti alla pierre calabrese in tutta questa vicenda, come del resto confermato dal portavoce vaticano Padre Federico Lombardi per il quale l’elevata richiesta di pena avviene in quanto Chaouqui è ritenuta dagli inquirenti “ispiratrice e responsabile delle condotte contestate”. Ma aspettiamo la sentenza definitiva e, soprattutto, l’eventuale grazia che il Papa potrebbe accordare ai condannati a processo concluso. Ma qui siamo nelle ipotesi, e ricordiamo che la grazia al Papa va richiesta. E se i condannati non la richiedessero?

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