Caro direttore,

come lei ben sa, io sono un fotogiornalista che ha percorso il globo terraqueo per più di mezzo secolo. Ne ho viste tante, buone e cattive, negative e positive, senza esprimere una mia emozione a mente calda. Poi a freddo pensavo e commentavo con me stesso le emozioni che avevo provato. Una sola volta ho provato un’emozione in diretta, cioè le mie foto non avevano la fermezza che mi ha sempre distinto.

È successo molti anni fa, quando Giusva Fioravanti e Francesca Mambro presentarono il loro libro di malefatte, ed erano molte, davanti una platea di giornalisti, tutti griffati, italiani e stranieri, per cercare di avere 5 milioni di dollari per fare un film sulle loro gesta. La cosa che mi colpì fu la presenza di una vasta schiera di Nar e Brigatisti, che spaziavano come compari di merende. Ad un certo punto l’abbraccio di Fioravanti e Moretti mi indignò in un modo che le mie foto vennero mosse dall’emozione, soprattutto dagli occhi di questi personaggi, che raccontano di più di quello che dicono.

 

(Nelle foto: Giusva Fioravanti e Mario Moretti; Adriana Faranda e Francesca Mambro; il magistrato Rosario Priore)

L’inizio di ogni agosto, da 36 anni, ci ricorda la strage che avvenne a Bologna dove persero la vita molte persone e molte portano addosso ancora i segni. I colpevoli non sono ancora stati identificati, e mi ricordo che alla presentazione del libro dei due vi fu un signore che attribuì l’attentato ad un palestinese che per accendersi la sigaretta fece cadere un pacco che esplode. Commento finale con risata collettiva degli astanti fu: “Ecco perché il fumo fa male!”. Episodio che non potrò dimenticare mai.

Ieri, presso la sede di Radio Radicale, si è tenuto un incontro sul rapporto annuale Nessuno Tocchi Caino, dove Fioravanti e Mambro svolgono il loro lavoro. Erano molti i presenti, anche di altri paesi, che si sono riuniti per chiedere l’abolizione della pena di morte. Questa è una bella iniziativa e va sostenuta, però spesso mi chiedo perché non ci riuniamo per dire che neanche Abele si può uccidere, soprattutto se lo si fa per ragioni ideologiche.

Anche ieri è stato emozionante quando sul tavolo del convegno c’era un pacchetto di tabacco con la scritta “Il fumo uccide”, e soprattutto lo sguardo di Mambro nei confronti del fotografo.

L’occhio è lo specchio dell’anima. E lei lo dimostra.

Qui l’intervista a Umberto Pizzi a 35 anni dalla Strage di Bologna

Foto (c) Umberto Pizzi – Riproduzione riservata

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