Kevin Farrell, chi è (e cosa pensa) il vescovo nuovo capo del dicastero per i laici, la famiglia e la vita

Kevin Farrell, chi è (e cosa pensa) il vescovo nuovo capo del dicastero per i laici, la famiglia e la vita
L'approfondimento di Maria Antonietta Calabrò

Chi è rimasto più spiazzato è stato paradossalmente il principe dei vaticanisti americani John Allen. Papa Francesco non solo non si è preso “un break” per Ferragosto, come gli aveva chiesto Allen il giorno della Festa dell’Assunta sul sito da lui diretto. Anzi, proprio a Ferragosto il Papa ha firmato il Motu Proprio di nomina di quello che sarà l’americano più alto in grado in Curia dall’1 settembre 2016: il vescovo di Dallas, Kevin Joseph Farrell, primo prefetto del Dicastero per i laici, famiglia e vita.

L’Istituzione del nuovo Dicastero – non (o almeno ancora) una Congregazione – sottolinea il peso che Francesco intende dare alla famiglia e ai temi della vita, in modo da dare operativamente seguito alla sua più recente Enciclica, Amoris Laetitia. E non da meno è la sottolineatura sull’importanza per il Papa dei laici credenti, in modo da evitare quella “clericalizzazione” della Chiesa che Francesco ha lamentato in una lettera del marzo scorso al cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America latina.

Ma è proprio la scelta della persona del vescovo Farrell che qualifica la nascita del nuovo Dicastero nel disegno di Francesco. È la scelta della persona che fa capire che Francesco sta modellando la “sua” riforma della Curia, secondo linee molto diverse da quelle seguite da Paolo VI, come ha notato il professor Massimo Fagioli dell’Università di Villanova su Twitter.

Molte parole sono state spese sul fatto che Farrell si può definire un “moderato”, nel senso che appoggia completamente la posizione papale espressa in Amoris Laetitia, ma senza essere un fan della comunione a divorziati e risposati ad ogni costo. Tuttavia molte altre sono le caratteristiche di Farrell che ne fa fanno un uomo della Chiesa del futuro, per come la vede Francesco. È un uomo del Nuovo Mondo, del Continente americano, pur essendo irlandese di nascita, e pur avendo speso la prima parte della sua missione gestendo i seminari della Legione di Cristo in Europa (organizzazione da cui è uscito, ben prima degli scandali che l’hanno travolta), quasi un Cristoforo Colombo della Chiesa contemporanea.

È stato creato vescovo da Benedetto XVI, nel 2007, incardinato nella Diocesi di Washington e la sua scelta mitiga la presunta freddezza di Francesco nei confronti degli “americani” (è la seconda nomina “di peso” di statunitensi nel giro di due mesi, dopo quella del Portavoce Greg Burke). Parla perfettamente l’italiano (il “volgare” della Curia) oltre che lo spagnolo (il suo sito web è bilingue, inglese-spagnolo), lingua della maggioranza dei cattolici nel mondo (a Washington è succeduto al futuro cardinale Sean O’ Malley nella gestione del Centro per la pastorale degli cattolici ispanici).

Ma c’è un’altra sua qualità che non è stata messa in adeguata luce. Ne ha fatto cenno solo il cardinale della capitale americana Donald Wuerl nella dichiarazione con la quale si è felicitato per la nomina di Farrell. Wuerl ha sottolineato “le sue dimostrate capacità pastorali e le sue riconosciute abilità amministrative”. Infatti Farrell è stato Segretario delle Finanze dell’Arcidiocesi di Washington e moderatore della Curia, Cancelliere dell’Università di Dallas, membro del Consiglio d’amministrazione (board of trustee) della Papal Foundation (potente organizzazione americana di laici e gerarchie che provvede ogni anno un’imponente donazione al Papa), e dell’Università cattolica d’America.

Inoltre, last but not least, Farrell è stato fino ad oggi il “tesoriere” della Conferenza Episcopale americana (USCCB), e presidente del Comitato Budget e Finanza della USCCB. Inserito nella Curia romana, insomma, Farrell potrebbe essere in futuro una carta da giocare anche sulle finanze, dove Papa Francesco ha voluto 7 laici che sedessero fianco a fianco con otto cardinali e vescovi nel Consiglio per l’Economia.

Una carta da giocare per il dopo Pell (il cardinale prefetto della Segreteria dell’Economia).

ultima modifica: 2016-08-18T11:20:01+00:00 da Maria Antonietta Calabrò

 

 

 

 

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