La questione di una difesa comune europea torna alla ribalta. A mettere nuova carne alla brace non solo il vertice di Ventotene tra Matteo Renzi, Francois Hollande e Angela Merkel ma, soprattutto, l’intervento sul quotidiano Le Monde dei ministri italiani della Difesa Roberta Pinotti e degli Affari Esteri Paolo Gentiloni che hanno fatto un esplicito riferimento alla necessità di una maggiore integrazione dell’industria della difesa europea.

LA FIAMMATA IN BORSA SULLA SCIA DI VOCI SU FINMECCANICA-AIRBUS

L’iniziativa ha anche avuto un riflesso borsistico a Piazza Affari con il titolo Finmeccanica che è salito anche sulla scia di alcuni rumors per una potenziale collaborazione anche societaria tra il colosso italiano e Airbus. Un evento che andrebbe sicuramente a ridisegnare gli equilibri politico-industriali europei e che segnerebbe un cambiamento di rotta determinato dalla Brexit. Gli analisti di Banca Akros danno credito alla ipotesi della fusione, pur avvertendo circa le problematiche che intercorrono tra i due paesi latini: “Ricordiamo che la competizione tra Francia e Italia nelle gare internazionali per la Difesa è stata ed è forte, basti pensare al contratto in Qatar da 4 miliardi di euro vinto da Leonardo pochi mesi fa contro la francese Dcns”.

LA COLLABORAZIONE CON IL REGNO UNITO

Pur volendo costruire nuovi percorsi per l’industria della difesa europea, non bisogna dimenticare e sottovalutare l’importanza del Regno Unito. La Difesa inglese, cosciente della centralità europea, non è mai stata favorevole all’uscita del Paese dal progetto Ue. Le relazioni industriali sono molto forti e, come ricorda il consigliere scientifico dello Iai Michele Nones sulle pagine di Airpress, “nel quadro europeo, Italia e Regno Unito hanno un forte rapporto di collaborazione sia a livello governativo sia industriale. Non va dimenticato che la nostra industria aerospaziale entra nella maturità tecnologica negli anni Settanta con il programma del cacciabombardiere Tornado (con Regno Unito e Germania) e nel decennio successivo con l’elicottero medio-pesante AW-101 (con il Regno Unito), diventando transnazionale con la concentrazione delle sue attività missilistiche in Mdba da parte di Finmeccanica nel 2001 e con la sua acquisizione di Westland nel 2000, e della parte avionica dell’ex Marconi Electronic Systems nel 2005. Anche per queste razioni è importante puntare a mitigare l’impatto della Brexit nell’interesse dell’Italia, dell’Ue e dello stesso Regno Unito”.

OBIETTIVI MILITARI E FINI POLITICI

Integrare l’industria è certamente strategico per rafforzare la posizione europea, ma parallelamente bisogna fare rilevanti passi avanti anche in termini politici e operativi. Non basta creare gruppi di combattimento europei (costituzione approvata nel 2007 e rilanciata a Ventotene). Come riporta Gianandrea Gaiani su Il Sole 24 Ore, “il vero problema non è insito nelle dimensioni o nella potenza di fuoco dello strumento militare ma nella capacità politica di attivarlo e impiegarlo nel nome di interessi condivisi in reali funzioni militari di deterrenza o belliche”.

LO SCENARIO

Pensare all’Ue in relazione ai principali dossier internazionali che ci riguardano più da vicino – Siria, Libia, Ucraina, Turchia – ci fa comprendere che siamo ancora lontani da un rafforzamento della difesa comune. 

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