Il taccuino USA 2016 di Gramaglia

Da ieri, si vota per il presidente negli Stati Uniti: a due mesi dall’Election Day, le urne si sono già aperte con il voto anticipato, per posta o di persona, nella North Carolina, dove non a caso giovedì Hillary Clinton aveva fatto campagna.

La North Carolina apre la serie dei 37 Stati (su 50), oltre al Distretto di Columbia, dov’è la capitale Washington, che offrono questa opzione detta dell’ “early voting”. La North Carolina, questa volta, ha bruciato sul tempo il Minnesota, che doveva essere il primo.

Il 19 settembre, le urne si apriranno in Georgia e, entro fine mese, toccherà pure a Minnesota e, da Nord a Sud, Wisconsin, Illinois, Iowa e Virginia. Il 19, inoltre, saranno inviate le schede ai militari e agli elettori residenti all’estero.

Come ricordava nei giorni scorsi il New York Times, il voto anticipato sta diventando un fattore sempre più importante nelle elezioni presidenziali: la percentuale di elettori che si esprime prima dell’Election Day è cresciuta dal 20 per cento nel 2004 al 29,7 per cento nel 2008 a un terzo circa nel 2012, quando 45,5 milioni di persone votarono prima della scadenza.

Secondo l’Ap, la quota di quanti faranno in anticipo la loro scelta oscillerà  tra il 50 per cento e il 75 per cento quest’anno, in Stati cruciali come possono essere North Carolina, Georgia, Florida, Arizona, Nevada, Colorado.

Hillary ha un potenziale vantaggio: sia nel 2008 che nel 2012 gli elettori più solleciti sono risultati inclini a votare più democratico che repubblicano. Il recupero nei sondaggi fatto a inizio settembre da Donald Trump evita, almeno, al candidato repubblicano l’handicap che l’ “early voting” si apra in un periodo a lui sfavorevole.

(post tratto dal blog di Giampiero Gramaglia)

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