L'approfondimento di Giovanni Bucchi

Cosa non si fa per tenersi stretto l’ultimo (e un po’ zoppicante) Gran Premio di Formula 1 presente in Italia. Si sborsano quattrini pubblici accontentando gli appetiti economici di uno squalo degli affari che a 85 anni continua a dettare legge nei motori, si mettono d’accordo Pd e Lega Nord in nome del superiore interesse nazionale, ci si rimangia promesse elettorali perpetuate un po’ da tutti i governi come quella di abolire il contestato doppione tra Motorizzazione civile e Pubblico registro automobilistico.

L’INGHIPPO DELL’ACCORDO

La vicenda dell’accordo tra la Sias, la società dell’Automobile Club di Milano che gestisce il circuito di Monza, e la Fom (Formula One Management) del magnate britannico Bernie Ecclestone, che gestisce i diritti commerciali del campionato di Formula 1, sta assumendo risvolti inediti. Innanzitutto perché ieri alla conferenza stampa tenuta all’Autodromo di Monza non s’è firmato alcunché ma ci si è limitati alle strette di mano. Ecclestone, che nella lunga trattativa per fare correre i bolidi nel parco monzese è riuscito ad alzare la cifra a lui riconosciuta a 68 milioni di euro in tre anni (circa 20 in più di prima), s’è rifiutato di apportare il suo sigillo (“oggi non firmo proprio niente” avrebbe detto, come riportato dal Messaggero). Il motivo? E’ pendente al Tar del Lazio un ricorso di Formula Imola, la società di gestione dell’autodromo in provincia di Bologna dedicato a Enzo e Dino Ferrari, che mette in dubbio le modalità irrituali con cui l’Aci ha privilegiato il circuito monzese a scapito di quello romagnolo. I giudici amministrativi si esprimeranno il 26 ottobre, ed è facile che Ecclestone – nonostante gli annunci roboanti di ieri (si è detto pronto a portare il Gp a Monza per altri 100 anni) – voglia attendere quell’esito prima di esporsi in maniera ufficiale. Almeno così gli hanno consigliato i suoi avvocati, per poi convocare tutti a Londra e lì passare ai fatti. Durissimo il commento del Corriere della Sera che oggi parla di “surreale teatrino”: “E’ come se si fosse organizzato un matrimonio nel quale però non si è presentata la sposa. E nemmeno il principale testimone, nella fattispecie il premier Matteo Renzi”. Insomma, ci si deve accontentare delle strette di mano tra i vari protagonisti, compresi il presidente Fia Jean Todt e Flavio Briatore, che ha cercato di favorire la mediazione.

L’ASSE PD-LEGA DEL NORD

Fateci caso: ieri alla conferenza stampa di annuncio della rinnovata intesa non c’era nessun rappresentante del governo, tanto meno Matteo Renzi volato in Cina. Puro caso? Chissà, di sicuro il premier difficilmente si perde certe vetrine. C’era però il governatore leghista della Lombardia Roberto Maroni, che su questa partita ci ha messo la faccia e 20 milioni, recuperati nell’assestamento di bilancio agostano della sua Regione. L’ex ministro, gasatissimo su Twitter, ha messo in imbarazzo i suoi colleghi di partito emiliano-romagnoli, che avevano tentato di spendersi per riportare dopo anni la Formula 1 a Imola ma si sono dovuti fermare davanti alla volontà maroniana. Discorso analogo va fatto per il sindaco di Imola Daniele Manca, un renziano della seconda ora vicino a Vasco Errani e alla nomenklatura bersaniana del Pd lungo la via Emilia, che mesi fa si è fatto immortalare con Ecclestone per sancire la rinnovata fiducia tra le parti che sarebbe potuta sfociare in un ritorno del Gran Premio nella cittadina cerniera tra Emilia e Romagna, dove si correva la manifestazione per conto di San Marino. Ora esprime soddisfazione perché la Formula 1 rimane in Italia e annuncia un rinnovato impegno per il suo autodromo.

REGALO A MARCHIONNE?

Per il Fatto Quotidiano, come si legge nell’edizione odierna, la stretta di mano tra Maroni ed Ecclestone e (soprattutto) quella tra il magnate inglese e il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani, altro non sarebbe se non un regalo a Sergio Marchionne al quale il governo non può certo fare mancare la gara italiana di Formula 1 nel suo primo anno di leader della Ferrari. Regista dell’intera operazione, secondo quanto scritto da Carlo Tecce, sarebbe il sottosegretario e plenipotenziario renziano Luca Lotti, che si è speso in prima persona per salvare il Circus e domani dovrebbe essere in tribuna d’onore a Monza in sostituzione del premier. “La vicenda del Gp di Monza è un concentrato di relazioni, interessi, politica: ideale per la coppia Matte&Luca” scrive il Fatto. “Il lavoro di squadra, come in Formula 1, paga” è invece il tweet entusiastico di Lotti.

IL CASO DEL PRA

Bisogna risalire al 21 settembre 2015 per capire cosa c’azzecchi in questa vicenda il Pubblico registro automobilistico. E’ quella la data in cui al Senato viene approvata la Legge di Stabilità, all’interno della quale si nasconde la classica norma in grado di spostare vagonate di milioni: si autorizza infatti l’Aci a prelevare soldi dal Pra. L’obiettivo è il salvataggio della controllata Sias, in beghe finanziarie e giudiziarie, da attuare insieme alla Regione Lombardia. E se Maroni ci mette 20 milioni, gli altri vengono dai soldi del Pra (il Corriere di Milano parla di 12,5 milioni) e dalle casse dell’Aci che può contare su un tesoretto di 200 milioni puntualmente rimpinguato dagli automobilisti italiani. Così si salva la manifestazione che – stando alle stime della Camera di commercio di Monza – genera ogni anno un indotto di oltre 28 milioni di euro sul territorio brianzolo. “Ancora una volta il Pra ha vinto, salvando in un sol colpo se stesso, il Gp di Monza e l’Aci” scrive Repubblica ricordando come siano stati il premier Renzi e il presidente del Coni Giovanni Malagò a incaricare il responsabile Aci Sticchi Damiani di trattare con Ecclestone forte di questo contributo. E così, quel Pubblico registro che si sovrappone alla Motorizzazione civile, istituito in epoca fascista (nel 1927) e oggi con 106 uffici provinciali, 3000 dipendenti e 153 partecipate, resta al suo posto e diventa la cassaforte del Gran Premio di Monza.

Dimenticavamo, domani si corre: che vinca il migliore!

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