Non è ancora suonata la campana per Virginia Raggi, incoronata tre mesi fa, dal voto popolare: oltre 770 mila consensi, Regina di Roma. Nonostante l’intonazione di frettolosi, scomposti e interessatissimi ‘de profundis’, compresi quelli partiti dal Vaticano, in seguito a sviste clamorose, errori di valutazione e annebbiamenti improvvisi, che hanno prodotto dimissioni a catena, la Regina gode ancora la fiducia dei romani. Lo rivela il sondaggio Demos Atlante Politico di settembre che la pone solo cinque punti dietro il Premier Matteo Renzi: 44% contro 39%, ma davanti ai suoi compagni di viaggio, Luigi Di Maio (38%) e Alessandro Di Battista ( 35%).
“Il rumore mediatico e le polemiche intorno a lei sembrano dunque favorirla. Le offrono visibilità – spiega il sondaggio – e paradossalmente, legittimazione. Presso l’opinione pubblica più che un amministratore inadeguato, la Raggi appare il bersaglio di guerre politiche interne ed esterne al M5S”.
Per quanto insomma il quadro politico possa essere fosco, non si intravvedono segni tali da far temere il ritorno o la prosecuzione del sistema degradato e malavitoso creato dal ‘Mondo di mezzo’ del ‘compagno’ Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative sociali, affiliate al colosso della Lega Coop, al quale la Guardia di Finanza ha sequestrato beni per il valore di 16 milioni di euro.
Un degradato e malavitoso sistema di tangenti e favori messo in piedi grazie agli aiutini di compiacenti e preziose ‘manine’ in Campidoglio ed altrove non certamente in una notte d’estate ma in arco temporale congruo di 15 o 20 anni quando le giunte capitoline erano colorate si’ di ‘rosso’ ma non brillante e vivo come negli anni ’70 e ’80.
Non solo ma per quanto fosco e melmoso sia l’attuale quadro politico in cui si è cacciata la Raggi non fa temere per la continuità con un altro poco nobile sistema di corruzione: quello del clan mafioso di Vittorio Casamonica il ‘Re di Roma’ i cui funerali di un anno fa passarono nel silenzio pressocchè totale di chi sedeva in Campidoglio.
Non è ancora scoccata l’ora del ‘fuori tutti’ nè del ‘tutti a casa’. Alla Raggi il compito e il dovere di non disperdere un grosso patrimonio di simpatia ed attenzione da parte dei 770 mila e passa romani che l’hanno votata e che continuano a fidarsi di lei. Uno scatto di reni serve: l’onestà da sola non basta e nessuna forza politica, neanche il M5S, ne ha il monopolio come dimostrano i disastri di coloro che si presentavano come il partito dalle ‘mani pulite’. Servono idee e progetti, fantasia e passione per poter contrastare efficacemente la concezione aberrante della politica come affaire, come arricchimento personale e di gruppo, e soprattutto serve una buona dose di laicità per “infrenare le inframmettenze clericali”. E un segnale eloquente potrebbe essere il ‘no’ della Regina all’incontro in Vaticano con l’Azione Cattolica in cui avrebbe dovuto rispondere con il segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino alle domande dei ragazzi di Azione Cattolica, che ha messo in subbuglio le alte sfere della Cei!

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