Maurizio, come papà Hermes, si è preso a cuore il giovane Pan e se lo è portato nell’Olimpo dell’Arte. Tutto una vita di storie, di situazioni e accadimenti ha serbato per il giovane dallo zoccolo caprino. Scene di colore puro.
E con Pan, tutti quelli che non vogliono farsi raddrizzare le gambe dalla “civiltà”, in quell’Olimpo di tele, dove il mito rivive nelle metamorfosi degli impasti cromatici, se ne vanno a spasso cantando i versi del Vate: “Navigare è necessario. Non è necessario vivere” . “L’àncora che s’affonda ne’ tuoi porti non giova a noi. Disdegna la salute chi mette sé nel turbo delle sorti”.

È Pan, Mauro cacciatore che va per mare. Che vive nel bosco suo che ha un orizzonte e che, quando il Sole nasce dal mare che pare alluminio fuso, gioisce di Aurora come fosse il primo sorriso di sua figlia. Con il suo legno, che è vetroresina, Mauro, che è Pan, ha incontrato i delfini di Nettuno liberi dalle briglie del Dio. E della loro gaiezza ha fatto bottino di caccia: stupore autentico.
Pan canta e suona una libertà pagana che è la compenetrazione pura e totale con la natura. Con i venti, le acque e la terra. Si rotola tra le zolle calde della terra, corre tra le messi di grano giallissime investito dal vento caldo che di Gea raccoglie tutti i profumi. Immerge le narici dentro la pasta che lievita pane sotto le coperte sul tavolo di pietra.
La notte, poi, a lui – Pan – strizza l’occhio Luna. Lei che da ponente sbircia con solo mezza palpebra aperta, quando i gufi reali dalle iridi gialle fendono il buio e fanno a gara col vento nello spaventare le fronde.

È Primavera, urla il bosco in festa. E Pan, che è sempre gioviale ma bruttissimo, si acquatta, suona la siringa e, così, seduce le donne più belle rispondendo all’istinto. Non ha Pan la bellezza di amore che è buono e giusto. Frutto d’occhi e bocca. Di canti e sguardi. Pan ha l’istinto che si muove tra tatto e olfatto. È cacciatore Pan e alla donna sedotta, che sta nell’intimità delle canne, allunga, adunco, il suo desiderio. Di possesso e violenza.

In foto: Il Fauno – olio su tela – di Maurizio Carnevali

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