Fatti, numeri e polemiche

“Abbiamo trovato alcuni argentini che si stanno addestrando con Isis e siamo preoccupati. Sono andati in zone di conflitto come la Siria e il nord dell’Irak (…) C’è gente che è andata e tornata, in alcuni casi sono rientrati dall’Uruguay. Stiamo cercando di evitare il fenomeno delle ‘cellule addormentate’ (…) L’esperienza ci indica che una o due persone, con poche risorse, ma con convinzione, possono provocare una strage, come purtroppo è successo in Europa e Stati Uniti”. Con queste parole il segretario di Sicurezza del governo argentino, Eugenio Burzaco (nella foto), confermava al quotidiano Primera Edición l’esistenza di una cellula terroristica dello Stato Islamico a Corrientes, in Argentina. L’audio è stato smentito da Burzaco perché le parole sarebbero state decontestualizzate.

PAROLE FUORI CONTESTO?

Con un comunicato stampa, Burzaco ha negato che in Argentina siano stati identificati terroristi islamici: “Non sono stati individuati membri di Isis in Argentina né di un’altra cellula (…) Di fronte alla recente denuncia in cui si riferiva la possibile esistenza di membri di Isis a Corrientes, attraverso le forze di sicurezza seguiamo questa linea di lavoro e al momento non abbiamo trovato nulla che indichi la loro presenza nel nostro Paese”.

Sulla registrazione audio, Burzaco, ex capo della Polizia Metropolitana, ha spiegato che si riferiva a un “apprezzamento generale” e a una “linea di ricerca”. “Dal Ministero di Sicurezza vogliamo tranquillizzare la popolazione – ha aggiunto nel comunicato –. Stiamo lavorando permanentemente, scambiando informazioni con agenzie internazionali e aumentando i controlli in aeroporti e frontiere”.

IL REPORT DELL’INTELLIGENCE USA 

Un report pubblicato nel 2015 dall’istituto d’intelligence americano Soufan Group indicava la presenza di 23 argentini e tre brasiliani nelle file di Isis: “Sono numeri molto bassi se si pensa ai 6mila tunisini, 2500 sauditi, 2400 russi, 2100 turchi e 2000 giordani, 1800 francesi, 1000 inglesi e 1000 tedeschi”. Secondo le ricerche dell’istituto, il numero di combattenti jihadisti in Siria e Irak si è raddoppiato dal 2014 e supera i 27mila combattenti stranieri.

All’epoca, il governo brasiliano aveva confermato che tre cittadini brasiliani non erano più tornati da un viaggio in Medio Oriente perché si erano arruolati a Isis, mentre il governo argentino non ha confermato l’informazione di Soufan Group.

JIHADISTI STRANIERI

Il documento spiega che l’arruolamento in America latina è stato fatto attraverso i social network, specialmente Twitter. Dei 27mila jihadisti stranieri di circa 86 Paesi, più del doppio sono entrati in contatto con l’organizzazione terroristica da giugno del 2014, nonostante gli sforzi dell’intelligence internazionale per combattere Isis. Inoltre, tra il 20% e il 30% dei jihadisti stranieri tornano ai Paesi di origine, aumentando il rischio di attentati.

LA PISTA ARGENTINA A PARIGI

È da ricordare che di recente, il quotidiano argentino El Clarín ha pubblicato un’indiscrezione che coinvolge l’Argentina negli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. Adel Haddadi, uno dei terroristi di Isis che operò negli attacchi, utilizzò un telefono argentino per comunicare con i suoi complici. Il governo argentino non ha fatto nessuna dichiarazione a riguardo.

Condividi tramite