Cosa chiedono i parenti dei militari deceduti nelle missioni all’estero

Cosa chiedono i parenti dei militari deceduti nelle missioni all’estero

“Non ci devono essere distinzioni, nessuna vittima di serie A o di serie B”. Lo dice a Formiche.net Vincenzo Frasca, fratello del caporal maggiore scelto Mario Frasca deceduto in Afghanistan il 23 settembre 2011 e segretario dell’Associazione Mario Frasca che da diversi anni si batte affinché tutti i militari deceduti nelle missioni all’estero e i loro familiari ottengano lo stesso trattamento e la stessa considerazione da parte delle istituzioni, a prescindere dalla causa della morte, della missione o dell’attività di servizio svolta.

Da tempo il segretario dell’Associazione intitolata al militare caduto in Afghanistan chiede, senza riuscirvi, un incontro alla ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Ma sembra che qualche cosa si stia muovendo. Frasca dice a Formiche.net che in realtà una prima e concreta apertura alle sue richieste di un uguale trattamento anche per i fratelli o le sorelle non conviventi e non a carico delle vittime del terrorismo e del dovere è arrivata già lo scorso 26 settembre direttamente dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali guidato Giuliano Poletti.

Nella nota del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che Formiche.net è in grado di pubblicare in anteprima (nell’articolo, in basso), a firma del direttore della Direzione Generale per l’inclusione e le politiche sociali, incaricato dalla Segreteria dello stesso Ministro Poletti di rispondere all’istanza avanzata da Frasca, si legge che la modifica della vigente normativa nel senso richiesto “potrà costituire oggetto di confronto e di proposta nelle sedi opportune”.

Frasca, che all’inizio di settembre aveva rivolto al Ministro Poletti la richiesta di una precisa modifica della legge 407 del 1998 (disciplina per l’iscrizione alle liste del collocamento obbligatorio dei fratelli dei soggetti caduti o divenuti permanentemente inabili a seguito di azioni terroristiche). ritiene che la risposta del direttore generale incaricato dal ministro del Lavoro, Raffaele Tangorra, sia un chiaro segno dell’attenzione e della disponibilità a compiere un primo passo verso quell’uguaglianza che da sempre va ricercando a nome dei familiari delle vittime perché attualmente “la norma in vigore esclude un fratello o una sorella delle vittime del dovere o del terrorismo dall’iscrizione nelle liste delle categorie protette se non era convivente e a carico della vittima”. Frasca ora attende altri passi, anche dal ministero della Difesa.

 

poletti 26-09-2016

ultima modifica: 2016-10-22T08:24:32+00:00 da Luca Marco Comellini

 

 

 

 

 

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  • Guglielmo Pinton

    Mi sembra una pretesa esagerata. E se qualcuno mi contesterà l’affermazione gli spiegherò perché lo penso.