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Ferrovie, come e perché Ntv snobba i pendolari (e il Parlamento borbotta)

Andrea Faragalli - Imagoeconomica

Trenitalia e Ntv, la guerra sull’Alta Velocità si arricchisce di un nuovo capitolo: gli abbonamenti per le maggiori tratte imposto dall’Autorità dei Trasporti con una delibera vede nuovamente fronteggiarsi i due grandi operatori sul nostro territorio. Con un’apertura da parte delle Ferrovie dello Stato che gli abbonamenti ha deciso di farli e invece una chiusura quasi totale della società guidata dallo scorso dicembre da Andrea Faragalli (nella foto).

GLI ATTRITI

Una disputa che ricorda anche lo scontro delle due aziende quando nel 2012 Ntv per la prima volta si è affacciata sul mercato con l’offerta di Italo  che ha aperto alla concorrenza un mercato in regime di monopolio e dove Ntv in tutti questi anni ha dovuto affrontare crisi periodiche di bilancio che più volte hanno rischiato di farla deragliare (basta ricordare che l’azienda paga ancora oggi 100 milioni di euro per l’utilizzo della rete ferroviaria).

LA TESI DI NTV

Lo scontro dei due vettori adesso è arrivato fino in Senato, dove sono stati sentiti i vertici delle società, perché di mezzo ci sono i pendolari che utilizzano il treno per gli spostamenti lavorativi e che non dovrebbero essere penalizzati per questo. La doccia fredda però è arrivata proprio da Ntv. “Ad oggi non possiamo offrire il servizio di pendolarismo” – ha spiegato il presidente Faragalli – “abbiamo appena 25 treni, quando avremo una flotta diversa, con più posti, saremo disponibili a rivedere la materia”. I margini su cui opera la società sono ristrettissimi se si pensa che a fronte di 300 milioni di utile, vengono spesi circa 250 milioni in stipendi, leasing dei treni e costi operativi. Il numero uno di Ntv ha ricordato che “il 2016 potrebbe essere un anno di consolidamento dei conti. Abbiamo bisogno di avere un giusto mix tra ricavi e costi tale da avere un bilancio in equilibrio. Questo è il motivo per cui se dovessimo offrire un servizio ai pendolari avremmo un danno economico che non ci potremmo permettere”.

 

LA TEMPISTICA

Il tutto viene rinviato di qualche anno (nonostante l’Autorità per i Trasporti ha invitato a mettersi in regola dal 1 gennaio del prossimo anno) quando entro il 2018 “arriveranno 12 treni non adatti per l’alta velocità ma comunque in grado di raggiungere i 250 km/h. Con questi avremo la disponibilità di rivedere il discorso dei pendolari e, se ci saranno le condizioni, siamo favorevoli a guardare al servizio ai pendolari in maniera integrata”.

IL SUBBUGLIO POLITICO

Ma la posizione di Ntv non è piaciuta a molti senatori, a cominciare da Stefano Esposito del Partito Democratico (“comprendo le ragioni di Ntv ma non le condivido, i pendolari vanno tutelati perché pagano: sono utenza e vanno rispettati”) ed è stata ripresa anche da Altero Matteoli, presidente della Commissione Trasporti a Palazzo Madama: “È vero che siete un’azienda privata ma lavorate su un’autorizzazione pubblica”, ha ricordato il senatore di Forza Italia. Ed è vero che grazie ad Ntv “i prezzi dei biglietti dell’alta velocità sono scesi del 40% ed è stato fornito un grande servizio all’utenza in termini di servizi medi”, ma adesso non si può venir meno a questa tipologia di servizio.

LA PAROLA A FS

Proprio per questo l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini, ha rilasciato una dichiarazione in cui non fa sconti al concorrente: “Noi abbiamo deciso di mantenere gli abbonamenti per i pendolari sull’alta velocità, ciò che non ci piace è che una delle due aziende che si divide il mercato con noi non li fa e credo che non sia sportivo”.

COSA PENSA L’AUTHORITY

Adesso si aspetta la parola dell’arbitro, in questo caso del presidente dell’Autorità dei Trasporti, Andrea Camanzi che recentemente ha ricordato come “il riconoscimento dei diritti degli abbonati Alta Velocità deciso dall’Autorità è un grande passo avanti per i cittadini e non impone oneri insopportabili a carico delle imprese ferroviarie”. Bisognerebbe forse spiegarlo ai due competitor perché la partita è appena cominciata ma il rischio che l’Alta Velocità possa lasciare a piedi ancora una volta i pendolari è più che concreto.

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