Perché la Francia non può festeggiare troppo per il Pil

Perché la Francia non può festeggiare troppo per il Pil
Il commento di Andrea Goldstein, managing director di Nomisma, sui dati odierni della crescita

La crescita francese è stata dello 0,2 per cento nel terzo trimestre, secondo le stime pubblicate questa mattina dall’Insee. E’ un dato che si presta a molteplici interpretazioni. Da un lato è migliore di quello del secondo trimestre (-0.1 per cento) ed è anche superiore a quanto lasciavano presagire le indagini sul sentimento degli imprenditori, dall’altro il risultato acquisito nei primi nove mesi dell’anno è insufficiente per raggiungere l’obiettivo di crescita fissato dal governo (+1,5 per cento).

LE TENDENZE NEGATIVE

Entrando nel dettaglio, la domanda interna dà segnali di debolezza: stagnazione dei consumi delle famiglie e diminuzione degli investimenti delle imprese, peraltro compensata da quelli delle costruzioni e delle famiglie. Il peggioramento del deficit commerciale si spiega invece con la forte ripresa (in valore) delle importazioni di prodotti energetici, mentre le esportazioni sono cresciute a un ritmo più moderato. Il sostegno più intenso viene dalla variazione degli stock, soprattutto mezzi di trasporto, idrocarburi e macchinari.

LO SCENARIO

I risultati odierni confermano che la Francia, pur con i suoi problemi strutturali e in un anno di attentati e conflitti sociali che hanno allontanato molti turisti, resta un’economia dinamica. È ormai da quasi due anni che la crescita è incoraggiante e che, sia pur lentamente, la disoccupazione diminuisce. Se nel quarto trimestre la crescita fosse nulla, il consuntivo del 2016 sarebbe +1,1 per cento: che sicuramente sarà superato e che comunque è superiore al risultato italiano.

Il Pil e i suoi componenti (variazioni trimestrali)

 

Tabella pil Francia

ultima modifica: 2016-10-28T12:25:10+00:00 da Andrea Goldstein

 

 

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